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ARRESTATE 10 PERSONE

Scoperta rete di pedofili. Coinvolto anche un magistrato

Si scambiavano materiale pedopornografico attraverso una app

Scoperta rete di pedofili. Coinvolto anche un magistrato

L'indagine è stata condotta dalla polizia di Trento

Una rete di pedofili ramificata in tutta Italia. Ne facevano parte pensionati, impreditori, disoccupati, infermieri e artigiani. Tutte persone insospettabili scoperte dalla polizia di Trento. Uomini tra i 30 e i 65 anni che, in segreto, si scambiavano materiale pedopornografico e condividevano fantasie perverse attraverso l’app di instant messaging Voip.
I poliziotti hanno arrestato 10 persone ed eseguito 47 perquisizioni nell’ambito di un’indagine, coordinata dal pm Davide Ognibene della Procura di Trento, che ha portato alla luce una rete di pedofili attivi online. Sono 48 in tutto le persone indagate per associazione a delinquere, residenti in Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna.
Le indagini sono partite un anno e mezzo fa quando, il 2 febbraio 2016, un 38enne altoatesino - coinvolto in una precedente inchiesta sulla pedofilia online - è stato trovato in possesso di 4 Terabyte di materiale digitale con video e foto pornografiche di minorenni. Le verifiche della polizia postale sul suo computer hanno permesso di scoprire che l’uomo, attraverso chat criptate, entrava in contatto con altre persone selezionate su siti tematici e si presentava con false identità, tra cui quella della madre di una immaginaria bambina.

Gli indagati scambiavano foto e video con il sistema di instant messaging, convinti di non poter essere intercettati. Precauzione resa inutile dal fatto che il 38enne arrestato aveva salvato tutto sul suo computer. Gli agenti della polizia postale hanno così potuto leggere le conversazioni, risalenti a tutto il 2015 e a parte del 2016.
Nell’indagine è coinvolto anche un magistrato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria di 58 anni che era già stato arrestato il 2 ottobre per il reato di pedopornografia nell’ambito di un’inchiesta parallela della Procura di Messina. Per i magistrati di Trento sarebbe stato coinvolto nello scambio di materiale hard online. La vicenda è definita «allarmante» dal dirigente della polizia postale di Trento Sergio Rossi, che sottolinea: «Preoccupa la facilità con la quale queste persone riescono a mettersi in contatto sul web attraverso semplici siti e chat tematiche».

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