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FIRENZE

Stupro studentesse, il carabiniere e il giallo della chat

Le conversazioni private fra i militari che intervennero quella sera in discoteca. Gli amici parlano dell’altro collega indagato: "È incredulo. Piange da 2 giorni"

Stupro studentesse, il carabiniere e il giallo della chat

L'atrio del palazzo dove si sarebbe consumata la violenza sessuale ai danni delle due studentesse americane

«Come sta? Non fa che piangere da due giorni. Non fa altro. Si dispera, perché non capisce la gravità della situazione. Ma lui non ha avuto rapporti con la studentessa americana, e di sicuro non l’ha stuprata». Così uno dei suoi migliori amici, e anche due colleghi che conoscono bene il carabiniere scelto in servizio al nucleo radiomobile di Firenze, lo descrive come «disperato». È «totalmente fuori di sé al punto da non aver nominato di corsa un avvocato, come il collega, da essersi al contrario chiuso in casa nel più assoluto silenzio». A quanto ne sappiamo «mai nemmeno una chiamata ai superiori, una visita al Comando Provinciale di via Borgo Ognissanti». «E ora lasciateci in pace, questa è una brutta storia».

Quando giovedì mattina la notizia dello stupro delle due studentesse americane è uscita, con il dettaglio della pattuglia di ritorno dalla discoteca Flò, i militari che alle 2,30 erano intervenuti per la rissa davanti al locale hanno creato una «chat» di gruppo per discutere della cosa, per capire come fosse possibile che i giornali avessero inventato una storia simile. «Ragazzi, ma avete sentito i tg? Ma parlano del Flò, della rissa. E poi quelle due, ma chi sono? Siamo rientrati tutti, no?» il tono della conversazione. Nella chat c’erano i nomi di tutti i sei carabinieri, due per pattuglia, che si erano ritrovati in quel servizio e...

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