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LA SENTENZA DI SECONDO GRADO

Omicidio Yara, confermato l'ergastolo a Bossetti

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La Corte d'Assise d'appello del Tribunale di brescia, presieduta da Enrico Fischetti, ha confermato la condanna all'ergastolo, comminata in primo grado a Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio. La sentenza è stata letta dopo 15 ore di Camera di Consiglio.  Bossetti impassibile al momento della lettura del verdetto da parte del presidente, Enrico Fischetti. Il muratore di Mapello prima di lasciare l'aula, scortato dalla polizia penitenziaria, ha avuto solo il tempo di salutare la madre Ester Arzuffi, che era in lacrime. La moglie, Marita Comi, non è riuscita a trattenere le lacrime. La donna era in aula con gli avvocati e la madre dell'imputato. 

L'ex carpentiere di Mapello dopo la lettura della sentenza ha pianto nella gabbia degli imputati. Lo ha riferito uno dei suoi legali Claudio Salvani. Gli avvocati di Bossetti hanno aggiunto: "Questa sera si è assistito alla sconfitta del diritto. Aspettiamo le motivazioni ma il ricorso in Cassazione è scontato". 

Diametralmente opposto il giudizio dell'avvocato di parte civile. "Giustizia è stata fatta", ha detto Enrico Pelillo, subito dopo la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Brescia che ha confermato l'ergastolo nei confronti del muratore.

La giornata
I giudici si erano ritirati in camera di consiglio questa mattina alle 9.30 per prendere una decisione nell'ambito del processo di secondo grado per la morte di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra (Bergamo) scomparsa il 26 novembre 2010 poco distante la sua abitazione e trovata morta tre mesi dopo. In primo grado il muratore Massimo Bossetti era stato condannato all'ergastolo.

L'ultima difesa di Bossetti
Yara Gambirasio "poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi, neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà", aveva detto Bossetti questa mattina rendendo dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della Corte d'Assise e d'Appello di Brescia. "Stanotte non ho chiuso occhio", aveva aggiunto l'uomo che si era detto "contento" di essere davanti ai giudici "così ho la possibilità di farvi capire che persona sono". il carpentiere di Mapello aveva chiesto alla corte di riparare a quello che ha definito "il più grande errore giudiziario di tutta la storia". "C'era bisogno di scomodare un esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo?" ha detto riferendosi al suo arresto avvenuto il 14 giugno del 2014 nel cantiere in cui lavorava, a Dalmine. "Perché? Perché? Perché?" ha ripetuto Bossetti. "Io non sono un assassino, mettetevelo in testa. Quel Dna non è mio", ha detto al pubblico in aula e alla corte. 

"Ne uscirò a testa alta"
"Papà uscirà a testa alta dalla porta principale. Così deve essere è così sarà", aveva detto Bossetti rivolgendo un pensiero ai suoi tre figli nel corso delle dichiarazioni spontanee rese questa mattina a Brescia. "Mi chiedono sempre: 'Papà, quando torni a casa? Perché non lasci il carcere da un'altra porta'? E io rispondo: 'Papà uscirà a testa alta dalla porta principale. Così deve essere e così sarà'". Perché, ha sottolineato rivolto ai giudici, "io ho fiducia nella giustizia. E sono convinto che la verità verrà a galla". Ma la sentenza dice: ergastolo.

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