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IL PROCESSO D'APPELLO

La verità di Bossetti: "Yara poteva essere mia figlia, chi l'ha uccisa è un animale"

La verità di Bossetti: "Yara poteva essere mia figlia, chi l'ha uccisa è un animale"

I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Brescia si sono ritirati in camera di consiglio per prendere una decisione nell'ambito del processo di secondo grado per la morte di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra (Bergamo) scomparsa il 26 novembre 2010 poco distante la sua abitazione e trovata morta tre mesi dopo. In primo grado il muratore Massimo Bossetti è stato condannato all'ergastolo. La corte, presieduta da Enrico Fischetti non ha dato indicazioni di tempo. 

Yara Gambirasio "poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi, neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà", ha detto Bossetti, che questa mattina ha reso dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della Corte d'Assise e d'Appello di Brescia che  in camera di consiglio decideranno se riaprire il dibattimento, ammettendo la perizia sul Dna chiesta dalla difesa, o emettere la sentenza. "Stanotte non ho chiuso occhio", ha aggiunto l'uomo che si è detto "contento" di essere davanti ai giudici "così - ha spiegato - ho la possibilità di farvi capire che persona sono".

"Papà uscirà a testa alta dalla porta principale. Così deve essere è così sarà", ha detto Bossetti rivolgendo un pensiero ai suoi tre figli nel corso delle dichiarazioni spontanee rese questa mattina a Brescia. Il carpentiere di Mapello ha ribadito la propria innocenza e, per illustrare il proprio stato d'animo alla Corte, ha raccontato di quando i suoi figli vanno a trovarlo in carcere: "Mi chiedono sempre: 'Papà, quando torni a casa? Perché non lasci il carcere da un'altra porta'? E io rispondo: 'Papà uscirà a testa alta dalla porta principale. Così deve essere e così sarà'". Perché, ha sottolineato rivolto ai giudici, "io ho fiducia nella giustizia. E sono convinto che la verità verrà a galla".

"Ha parlato più come uomo che come imputato e ha manifestato tutto il suo dolore per l'ingiustizia che ha subito. Confida nel fatto che finalmente sia fatta chiarezza e siano fugati i dubbi sul Dna", ha spiegato l'avvocato dell'imputato, Claudio Salvagni.

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