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CONDANNATO ALL'ERGASTOLO PER OMICIDI E RAPINE

Fossano, evaso Johnny Lo Zingaro: era in semilibertà

L'ergastolano 57enne Giuseppe Mastini non ha mai raggiunto il lavoro alla scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte (Savona). Era stato coinvolto anche nell'inchiesta per la morte di Pasolini

Fossano, evaso Johnny Lo Zingaro: era in semilibertà

Giuseppe Mastini alias Johnny Lo Zingaro (in una foto del 1989) sconta l'ergastolo per omicidi e rapine

Il primo omicidio lo commise quando aveva appena quindici anni. Ben presto sarebbe diventato un bandito spietato e feroce che, per le sue origini sinte, venne soprannominato Johnny Lo Zingaro. Giuseppe Mastini, oggi cinquantasettenne, alle spalle rapine, sequestri di persona e assassini, è evaso oggi dal carcere di Fossano, dove stava scontando l’ergastolo. Era in semilibertà e aveva il permesso di lavorare all’esterno. Ma alla scuola di formazione e aggiornamento della Polizia penitenziaria a Cairo Montenotte (in provincia di Savona), dove si occupa di pulizie, non si è presentato. Le forze dell’ordine hanno iniziato a cercarlo anche prima che scattasse il reato di evasione, cioè dopo 12 ore di irreperibilità.

Il primo delitto attribuito a Mastini avvenne la sera del 28 dicembre 1975. Con un coetaneo Marco Giorgio, rapinò e, di fronte alla sua reazione uccise, Vittorio Bigi, autista di tram: diecimila lire e un orologio il magro bottino del sanguinario colpo. Arrestato e incarcerato a Casal del Marmo, lì conoscerà Giuseppe Pelosi, coinvolto nell’assassinio di Pier Paolo Pasolini (e in seguito si concretizzò il sospetto che anche lui avesse partecipato alla mattanza del poesta, ma mancano ancora i riscontri). Condannato a quindici anni di carcere, nel febbraio 1987 Mastini ottiene un permesso premio di alcuni giorni e si dà alla latitanza. Intanto la moglie di Paolo Buratti, console italiano in Belgio ucciso nella sua villa a Sacrofano da un colpo di pistola durante una rapina, lo riconosce in una foto segnaletica.

Ma nel marzo 1987 che dà il peggio di sé. Con la sua compagna Zaira Pochetti, 20 anni, figlia di un pescatore, il 23 marzo di quell’anno viene fermato con la fidanzata da due agenti della polizia di pattuglia in via Quintilio Varo, al Tuscolano. Nel conflitto a fuoco muore l'agente Michele Giraldi e viene ferito gravemente Mauro Petrangeli. Lo Zingaro fugge ancora. Quando sulla Nomentana la sua auto va in panne, rapina una Lancia con una coppia a bordo e rapisce la ragazza, Silvia Leonardi, che rilascerà alla Bufalotta. Scatta l’allarme e un imponente caccia all’uomo viene organizzata dalla polizia. Circondato dagli agenti, questa volta determinati a non lasciarlo scappare di nuovo, il feroce Johnny Lo Zingaro si arrende senza sparare un colpo. Nel processo del 1989 sarà condannato al carcere a vita. Ma da ieri è di nuovo libero e pericoloso.

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