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PARLA IL CARABINIERE CHE ARRESTÒ IGOR

"Era già un rambo e si ricuciva le ferite da solo"

Il carabiniere che arrestò Igor: "Rapinava con arco frecce vestito da ninja"

ROVIGO «Aveva uno sguardo freddo, di ghiaccio, quello di una persona estremamente determinata. E di poche parole». Roberto Marinelli (nella foto in basso) è il luogotenente dei carabinieri che dieci anni fa per primo braccò e arrestò Igor il russo l'uomo a cui danno la caccia da tre giorni nel Ferrarese.

All'epoca era ancora uno sconosciuto magari un po' strano perché andava in giro a compiere rapine vestito da ninja con uno straccio nero sulla faccia e armato di arco e frecce. Ma già allora fece capire di non essere un delinquente qualsiasi. «Quando lo arrestammo - racconta il sottufficiale - disse solo "siete stati fortunati, se fosse scesa la notte mi sarei ricucito la ferita e non mi avreste mai più preso». Insomma già un emulo di Rambo, disposto a tutto pur di non farsi prendere.
Igor, che allora non aveva documenti e venne schedato come un ex militare russo, da mesi andava in giro a rapinare abitazioni tra Ravenna e Ferrara. L' 11 giugno del 2007 tentò di entrare nella casa di un pensionato vicino a Polesella, poco distante da Rovigo. «Era estremamente determinato, buttò giù la porta a vetri con un calcio ma quando vide che una delle due persone che erano in casa stava scendendo con un fucile preferì andare via rubando una bicicletta. Nella fuga però scivolò sui vetri ferendosi al braccio sinistro».

I due dettero l'allarme subito al 112 e in pochi minuti arrivarono le pattuglie del radiomobile. «Io ero lì vicino fuori servizio - ricorda Marinelli - ma mi avvertirono per telefono e arrivai subito. Mi feci dare un binocolo e dalla terrazza della casa vidi che poco lontano c'era un campo di granturco. E nella vegetazione qualcosa si muoveva verso una casa abbandonata». In pochi minuti i carabinieri circondano la zona, aiutati anche dalle tracce di sangue perse da Igor. «Arrivammo vicini e capimmo che era al piano di sopra. A quel punto gli dissi di uscire, per lui era finita. E dopo qualche minuto si fece vedere dalla finestra con le braccia alzate. Ci disse solo che avevamo avuto fortuna, che di notte si sarebbe ricucito la ferita e non lo avremmo più preso. Poi più nulla».

Igor confessò comunque i colpi compiuti e venne condannato a cinque anni di carcere. «Mi dette l'impressione già allora di essere una persona sbandata ma estremamente abile a nascondersi e a vivere in ambienti difficili. Non era interessato al denaro rubava per sopravvivere, era uno che non avrebbe scelto altra vita che quella che stava facendo. Scoprimmo anche vicino al casolare disabitato dove lo avevamo arrestato alcuni giacigli di fortuna che non aveva fatto a tempo a nascondere».

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