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IL RICERCATORE UCCISO AL CAIRO

Omicidio Regeni, l'appello dei genitori al Papa: "Parli di lui in Egitto"

Omicidio Regeni, l'appello dei genitori al Papa: parli di lui in Egitto

Dopo 14 mesi "surreali" la famiglia di Giulio Regeni torna a far sentire la propria voce ed a chiedere giustizia per il giovane ricercatore italiano assassinato al Cairo in quello che, senza giri di parole, viene definito "un omicidio di Stato". La madre Paola si rivolge direttamente a Papa Francesco alla viglia del suo viaggio in Egitto il 28-29 aprile. "Noi siamo sicuri che non potrà in questo viaggio non ricordarsi di Giulio unendosi alla nostra richiesta concreta di verità per avere finalmente la pace?", dice prima di ripercorrere con evidente dolore ed altrettanta forza l'odissea di una "famiglia normale". "Non possiamo abbassare mai la guardia perché abbiamo scelto di essere dentro le cose - ribadisce - per avere verità per Giulio dobbiamo agire, non basta proclamare verità per Giulio e poi la bolla si sgonfia. Un diritto alla verità non solo per la nostra dignità ma anche per guardare negli occhi a testa alta i tanti giovani che stanno seguendo questa vicenda e ci stanno scrivendo".

Un segnale che Claudio Regeni il padre del ragazzo, pur continuando a dirsi fiducioso nelle istituzioni italiane, lancia non solo al governo di Paolo Gentiloni ma al mondo intero. Una forte azione nel campo della diplomazia. "Non solo chiediamo che il nostro ambasciatore non torni al Cairo ma ci auspichiamo che altri paesi, europei e non solo, facciano lo stesso", dice. A spalleggiarlo anche il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano che in un messaggio letto nel corso della conferenza organizzata oggi in Senato parla di "impegno che deve continuare in tutte le forme possibili, giovandosi dell'esemplare rigorosa e sobria sollecitazione e collaborazione dei familiari dei Giulio" al fine di scoprire quanto accaduto a Regeni nonostante le "torbide resistenze all'accertamento della verità e di ufficiali dissimulazioni da parte egiziana".

"D'altra parte dall'Egitto - spiega il senatore Luigi Manconi, presidente della commissione dei diritti umani di Palazzo Madama - Nonostante gli spiragli annunciati e gli impegni presi, possiamo dire che quello che prevale è uno stato di inerzia. Un luogo dove, come denunciato da Riccardo Noury portavoce di Amnesty International in Italia, ci sono sparizioni che avvengono anche alla luce del sole con una media di 3/4 persone al giorno".

Sul fronte delle indagini il legale della famiglia, Alessandra Ballerini, dice di avere "i nomi ed i volti di coloro che sono coinvolti nella sparizione e nell'omicidio di Giulio ma non abbiamo la regia e soprattutto il perché". Fra questi ci sarebbero, oltre ad alcuni ufficiali della National Security, anche degli amici egiziani di Regeni che, quantomeno, si sarebbero voltati dall'altra parte per paura o meschinità. Gli interrogativi, insomma, resto tanti. Le certezze, invece, poche. Fra queste il fatto che Giulio Regeni sia stato torturato come forse non hanno fatto mai neanche ad un egiziano e poi barbaramente ucciso. Un corpo sfigurato le cui foto la madre non vuole rendere pubbliche. A loro posto preferisce mostrare quella del murales disegnato da writers egiziani a Berlino. Nell'opera, oltre all'immagine di Giulio, si vedono anche un gatto simbolo dell'Egitto ferito e la scritta in arabo "ucciso come un egiziano".

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