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L'ITALIA DELLA CORRUZIONE

Appalti truccati in Campania, settanta arresti

Appalti truccati in Campania, settanta arresti

Sono 70 le ordinanze di custodia cautelare eseguite dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia partenopea a carico di imprenditori e politici accusati di corruzione, turbativa d'asta e concorso esterno in associazione mafiosa con riferimento al clan camorristico dei Casalesi fazione Zagaria. L'indagine è coordinata dai pm della Dda di Napoli Catello Maresca, Maurizio Giordano, Luigi Landolfi, Gloria Sanseverino e Alessandro D'Alessio. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse, oltre che nei confronti di imprenditori e politici locali, anche per funzionari pubblici, professori universitari, commercialisti, ingegneri e faccendieri.

Chi sono gli arrestati. In manette sono finiti, tra gli altri, l'ex assessore regionale e consigliere regionale Pasquale Sommese, Claudio Borrelli direttore di Adisu, Ferdinando Bosco, sindaco di Casapulla, Adele Campanelli, che dal 2010  è alla guida della Soprintendenza Archeologica regionale. Oltre che per Sommese, il gip ha disposto la misura cautelare anche per suo fratello. Ordinanza bis notificata all'imprenditore Alessandro Zagaria già detenuto, e all' ex sindaco Biagio Di Muro. 

Un sistema di corruzione "generalizzata e a più livelli", quello che la fazione dei Zagaria del clan dei Casalesi aveva strutturato per controllare il business degli appalti edilizi non solo a Caserta ma anche in altre parti d'Italia. Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare firmata da cinque sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, coordinati da Borrelli, figurano anche professori universitari di prestigiosi atenei. In particolare, secondo i finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria di Napoli, a cui è stata delegata l'indagine, grazie alla corruzione venivano condizionati e manipolati gli appalti per le cariche che gli indagati ricoprivano nelle commissioni aggiudicatrici o appaltatrici delle opere pubbliche sulle quali avevano messo gli occhi i Casalesi. Agli imprenditori coinvolti, almeno una decina, sono contestati reati con l'aggravante di aver agevolato il clan. Oltre che a Santa Maria Capua Vetere, gli appalti finiti nel mirino della Dda sono stati banditi per i Comuni di Piedimonte Matese, Riardo, Casoria, Cicciano ed Alife e riguardano molti beni di interesse storico e archeologico. 

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