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Processo alla "patata" di Libero, ma su Ruby l'Ordine dei giornalisti non si mosse

Luigi Frasca
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La "patata bollente" potrebbe costare caro a Vittorio Feltri e Pietro Senaldi. Il Consiglio di disciplina territoriale dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia ha infatti deliberato l'apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del direttore editoriale e del direttore responsabile di "Libero". Al centro del procedimento, la prima pagina del quotidiano con il titolo "Patata bollente" pubblicata lo scorso 10 febbraio 2017 accostato all'immagine della sindaca di Roma, Virginia Raggi. Il titolo voleva richiamare le grandi difficoltà vissute in quei giorni dalla Giunta romana, con la prima cittadina grillina nel mirino per le polizze vita sottoscritte da Salvatore Romeo e che vedevano proprio nella Raggi la beneficiaria in caso di morte. In quel caso, complici alcune dichiarazioni dell'ex assessore all'Urbanistica di Roma Paolo Berdini, si sospettò anche dell'esistenza di una relazione tra Romeo e la sindaca. Il direttore editoriale Vittorio Feltri si difese sostenendo di aver già usato in precedenza quel titolo, "patata bollente", alludendo ai guai di Berlusconi all'epoca dell'esplosione del caso Ruby. Allora, però, non si levò la stessa ondata di indignazione. Stavolta, invece, il Consiglio di disciplina territoriale ha deciso di verificare eventuali violazioni delle norme deontologiche che presiedono alla professione giornalistica e, in particolare, dell'articolo 2 della legge professionale e dell'articolo 9 del Codice deontologico sul trattamento dei dati personali che impone ai giornalisti di "rispettare il diritto della persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali". A segnalare all'Ordine regionale il titolo di "Libero" erano state le Commissioni Pari Opportunità di Fnsi e Usigrai che, nell'esposto, rimproveravano ai giornalisti di aver pubblicato "un titolo gravemente offensivo, con inaccettabili allusioni alla vita privata e fortemente sessista che, lungi dal rappresentare giornalisticamente la vicenda capitolina, appariva scelto ad arte per suscitare curiosità morbosa e sensazionalismo ai danni di una esponente politica ricorrendo a offese sessiste troppo sovente riservate alle donne e risultando, per altro, gratuitamente denigratorio". La stessa Raggi aveva annunciato querela nei confronti del quotidiano spiegando poi che avrebbe devoluto in beneficenza l'eventuale risarcimento ottenuto in sede giudiziaria.

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