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CASTA ITALIA

Suicidi o rovinati, l’eredità di Mani Pulite

Venticinque anni fa l’inizio di Tangentopoli e della glorificazione dei giudici. Ma tra innocenti alla gogna e chi si tolse la vita per l’onta c’è poco da esaltare

Suicidi o rovinati, l’eredità di Mani Pulite

L'arresto di Mario Chiesa nel 1992

A 25 anni da "mani pulite", o "tangentopoli", l'unico giudizio può darlo la storia. Non i giudici, non l'opinione pubblica. Non i giornali o i saggi. Che comunque contribuiscono a farla questa storia, tutti quanti insieme. E il primo evento epocale che l'Italia inizia a registrare da quel 17 febbraio 1992, giorno dell'arresto di Mario Chiesa con una tangente metà ancora nascosta nelle mutande e metà buttata nello sciacquone di un cesso del Pio Albergo Trivulzio, è la fine della crescita economica. Che da allora non riprenderà mai più a correre come prima. Cioè a colpi di due o tre cento di Pil l'anno. Poi viene la distruzione di un mondo così come lo conoscevamo, apparentemente immobile e granitico, dove chiunque avrebbe potuto fare un sondaggio elettorale e azzeccarlo perché il grado di fidelizzazione dell'elettorato a questo o a quel partito era pari al 94 per cento. Fu un disegno? Fu un caso? Fu.

Gli italiani furono indotti a credere, quasi tutti all'inizio, con un bel po' di distinguo dopo il 1993, e con un grado sempre crescente di scetticismo negli anni a venire, che la magistratura milanese poteva salvare il paese da una classe politica corrotta e mafiosa. E in parte lo era. Ma la cura si dimostrò peggiore del male. La classe politica venne man mano sostituita con gli stessi magistrati, con tecnici veri e improvvisati, con politici non all'altezza. E le tangenti si sono continuate a pagare, solo in modi differenti. La "crociata" contro i partiti era dietro l'angolo.

Gli inizi
Erano le 17.30 di lunedì 17 febbraio 1992, quando, nel suo ufficio al Pio Albergo Trivulzio, Mario Chiesa viene arrestato per concussione per una tangente da 14 milioni che gli era stata appena consegnata da un giovane imprenditore, Luca Magni, che aveva messo a punto l'operazione per "incastrare" Chiesa con l'allora sostituto procuratore a Milano Antonio Di Pietro, coadiuvati dal capitano della Benemerita Roberto Zuliani. Non avvenne per caso quell'arresto e il retroscena non fu soltanto quello consegnato all'agiografia: ossia la moglie di Chiesa che, inviperita per gli alimenti non pagati, fa la soffiata ai pm milanesi.

I magistrati già sono sulle tracce di Craxi, e il segnale arriva quando escono subito le prime carte in cui Chiesa si vanterà davanti ai pm di avere pagato la campagna elettorale dell'anno precedente per Bobo Craxi alle amministrative. Circostanza che non era neanche vera, o non interamente. La risposta di Bettino Craxi fu un grave errore: dichiarò che Chiesa era soltanto un mariuolo. E tentò di difendere il Psi dal giro consolidato dei partiti e delle imprese che li finanziavano illegalmente. Tutto inutile. Quando il 15 dicembre 1992 arrivò il primo avviso di garanzia per finanziamento illecito dei partiti e per ricettazione a carico di quello che venne definito "il cinghialone" da Vittorio Feltri, che all'epoca dirigeva "L'Indipendente", mezza Italia già da mesi si attendeva questo epilogo. Nel frattempo l'inchiesta aveva già mostrato la propria spietatezza con gli indagati per corruzione.

I due suicidi eccellenti
Il crollo del sistema naturalmente fece un bel po' di vittime, alcune sicuramente anche innocenti. Nomi come quello di Raul Gardini o di Gabriele Cagliari, grandi manager privati o di aziende pubbliche strategiche come l'Eni, sono da tempo i citati per antonomasia. Il primo si sparò il 23 luglio 1993 nella propria abitazione privata di Ravenna poco prima di essere arrestato. Invano avendo tentato di mediare tramite i propri legali una costituzione in carcere soft come fu quella mesi dopo, ottobre 1993, di Carlo de Benedetti. Che fece in tutto un giorno di carcere. Cagliari invece il 20 luglio 1993 si mise un sacchetto di nylon in testa in cella a San Vittore dove si trovava ormai da mesi, in un ambiente assai pesante per un manager di stato: in cella con detenuti tossicodipendenti.

Mani pulite, a dirla tutta, è stata costellata di episodi simili, altrettanto tragici, ma riguardanti personaggi minori. Si sono contati 11 suicidi nel 1992, 10 nel 1993 e altrettanti nel 1994. Cioè gli anni di fuoco. Prima di Cagliari e Gardini però un altro caso, politico, di suicidio fece molto discutere l'ambiente della sinistra milanese: quello del deputato socialista Sergio Moroni. Erano i primi di settembre del 1992. Moroni lasciò anche una lunga lettera indirizzata all'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano, all'epoca referente politico dell'ala migliorista del Pci che era quella più dialogante con i socialisti come Moroni. Tale lettera è stata recentemente rinverdita e riletta nel talk show "Piazza Pulita", proprio in occasione di queste "celebrazioni" dei 25 anni di "mani pulite". Celebrazioni che nella prima uscita pubblica con i magistrati Di Pietro e Davigo a Milano si sono scontrate con l'indifferenza della gente e con i posti vuoti in sala. Indifferenza mediatica e di opinione pubblica semplicemente impensabile nei tempi delle manette ai politici. Moroni, come Craxi nel famoso discorso del 3 luglio 1992 alla Camera, quando il primo avviso di garanzia era di là da venire, ma i guai erano già irreparabili per il Psi e la Dc (e in parte anche per il Pci di Occhetto e D'Alema), negò la corruzione e ammise in parte il finanziamento illecito come prassi consolidata. Nel discorso alla Camera due mesi prima Craxi fece il mea culpa anche per conto di tutti gli altri partiti. Radicali esclusi come sottolineò in aula Marco Pannella in un intervento di replica.

Dal 1993 "mani pulite" inizierà una cavalcata mediatica e giudiziaria inarrestabile che culminerà con il famoso processo Enimont dato in tv. Con Di Pietro a spiegare con le slide dell'epoca il sistema corruttivo della tangente Enimont che riguardava tuti i partiti compreso il Pci che però si salvò in corner visto che nessuno ricordava dove fosse finito quel miliardo che Carlo Sama disse di avere portato a Botteghe Oscure senza però riuscire a indicare chi lo prese in consegna. Sono passati 25 anni e sembra un secolo.

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