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IL TERRORE TRA NOI

Nel Lazio una cellula di tagliagole dell'Isis

Nel Lazio una cellula di tagliagole dell'Isis

Una cellula terroristica radicata nel Lazio. È questa l'ipotesi sulla quale indaga l'Antiterrorismo. Da Aprilia fino a Latina, passando per Ostia e la stessa Roma. Gli inquirenti non intendono tralasciare alcuna pista e così, in questi giorni, passano al setaccio ogni sospetto. I fari sono puntati su diverse persone, provenienti tutte dal Nordafrica. L'indagine, collegata anche ai contatti del terrorista ventiquattrenne tunisino Anis Amri (il killer del mercatino di Natale di Berlino ndr), ha già condotto nei giorni scorsi gli uomini dell'Antiterrorismo a bussare alla porta di diversi cittadini nordafricani. Le perquisizioni, nate in seguito all'inchiesta relativa ai legami del «killer di Berlino» in Italia, hanno portato anche al sequestro di alcuni telefoni cellulari. Si cerca di far luce dunque su una rete di relazioni composta da persone ben radicate nel territorio. Ed è per questo che è già stata stilata una lista contenente i dati relativi a una ventina di persone residenti nel Lazio.

Ad essere messi nero su bianco sono i nomi e i cognomi di chi avrebbe avuto contatti con Anis Amri o con i suoi «amici», ma non solo. Le indagini potrebbero far luce su una presunta cellula terroristica che, se venissero confermate le ipotesi degli investigatori, consentirebbe di individuare un gruppo di elementi radicalizzati e vicini all'estremismo islamico con presunti piani di azioni ostili contro il nostro Paese. Per il momento le indagini dell'Antiterrorismo sono concentrate su una lista precisa di nomi sui quali si stanno compiendo accertamenti e verifiche. Non si esclude che nei prossimi giorni possano essere messe in campo attività specifiche, come ulteriori perquisizioni e altri sequestri. 

La rete di Anis Amri e non solo, dunque. Dopo l'uccisione a Sesto San Giovanni del 24enne tunisino, al momento ritenuto il responsabile numero uno della strage avvenuta al mercatino natalizio di Berlino, l'Italia è finita al centro di numerose indagini per risalire ai fiancheggiatori (o complici) di Amri. Alcuni accertamenti, compiuti dalle forze Antiterrorismo, hanno permesso di ricostruire il parziale network italiano del giovane. Come anticipato da Il Tempo il 23 dicembre scorso, a poche ore dall'ucisione di Amri avvenuta nel milanese dopo un normale controllo di polizia, il giovane nel 2015, dopo aver lasciato il Cie di Caltanisetta, è passato dal Lazio prima di arrivare in Germania. Dopo qualche giorno, il 29 dicembre, è arrivata la conferma: tra Latina e Aprilia sono state eseguite perquisizioni. 

Nell'operazione, delegata dalla Procura di Roma, sono state controllate due abitazioni e identificate alcune persone, presso le quali Amri avrebbe trascorso alcuni giorni prima di proseguire il suo cammino verso la Germania. Non è escluso, inoltre, che proprio in quei giorni sia passato anche da Roma. Gli elementi sulle tappe del suo viaggio e sul passaggio nel Lazio sono arrivate anche dalla comunità araba. Qualcuno, infatti, come già riferito da Il Tempo, ha parlato segnalando Anis. «Nel 2015 è stato qui», è il sussurro giunto dal mondo islamico romano nelle ore convulse che sono susseguite alla sua morte. Poi qualcuno gli avrebbe suggerito di andare in Germania. «Se ti beccano in Italia ti risbattono nei Cie». E allora via, la fuga inizia. «Altrove - gli avrebbero assicurato - potrai provare a chiedere di nuovo il permesso di soggiorno».

Adesso, forse proprio su questi contatti il cerchio si potrebbe stringere. L'elenco dei nomi in mano all'Antiterrorismo potrebbe raccontare la storia di una radicalizzazione che ha radici molte profonde nel nostro Paese e nel Lazio. Un mondo sommerso che, dopo la morte di un soggetto che avrebbe compiuto una strage in nome di Allah, potrebbe aver pensato di vendicarlo in qualche modo. Non a caso, negli ultimi giorni, il capo della Polizia, Franco Gabrielli, è stato chiaro: «Prima o poi pagheremo anche noi un prezzo, non c'è dubbio. Inutile illudersi». 

 

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