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LA SENTENZA

La Cassazione: "Dire sei un omosessuale non è un'offesa"

Cassazione Dire sei un omosessuale non è un'offesa

Manifestazione in difesa dei diritti gay

Dare dell'"omosessuale" a qualcuno non è un'offesa. Lo ha deciso la Cassazione con una sentenza destinata inevitabilmente a fare discutere. Secondo la Suprema Corte, infatti, "è da escludere che il termine 'omosessuale' abbia conservato nel presente contesto storico un significato intrinsecamente offensivo come, forse, poteva ritenersi in un passato nemmeno tanto remoto".

I giudici di piazza Cavour, chiamati a decidere su una decisione del giudice di pace di Trieste (una multa per il reato di diffamazione inflitta ad un sessantenne che aveva dato dell'"omosessuale" ad un altro ndr), hanno deciso di annullare senza rinvio "perché il fatto non sussiste".

"A differenza di altri appellativi che veicolano il medesimo concetto con chiaro intento denigratorio secondo i canoni del linguaggio corrente - spiegano -, il termine in questione assume un carattere di per sé neutro, limitandosi ad attribuire una qualità personale al soggetto evocato ed è in tal senso entrato nell'uso comune".

Più in generale, la Quinta sezione penale, nella sentenza redatta da Luca Pistorelli, dice che "è da escludersi che la mera attribuzione della suddetta qualità - attinente alle preferenze sessuali dell'individuo - abbia di per sé un carattere lesivo della reputazione del soggetto passivo e ciò tenendo conto dell'evoluzione della percezione della circostanza da parte della collettività, quale che sia la concezione dell'interesse tutelato che si ritenga da accogliere". 

Non proprio soddisfatto della sentenza il portavoce di Gay Center, Fabrizio Marrazzo: "La sentenza della Cassazione lascia adito ad interpretazioni ambigue, si rischia la vittoria del linguaggio della destra. In Italia ancora non c'è una legge contro l'omofobia che condanni anche le ingiurie a sfondo discriminatorio come avviene in altri Paesi. Questa sentenza potrebbe essere più chiara qualora avessimo questa legge. Oggi significa lasciare senza tutele specialmente i più giovani, ad esempio nelle scuole dove spesso ragazzi gay vengono presi di mira con atti di bullismo, in alcuni casi senza essere garantiti da parte della propria scuola. Se vogliamo essere un paese moderno che sdogani a tutti gli effetti la parola omosessuale dobbiamo considerare che questa può essere usata come forma di ingiuria e discriminazione".

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