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EMERGENZA IMMIGRAZIONE

Vittoria radical chic Il prefetto: niente rifugiati a Capalbio

Annullato il bando che prevedeva l’accoglienza di cinquanta profughi

Dalla Sicilia alla Sardegna continuano gli sbarchi di migranti

A Capalbio niente profughi, almeno per il momento. Il delizioso borgo in provincia di Grosseto, meta dei vacanzieri radical chic, non accoglierà i disperati che arrivano a bordo dei barconi. Serve una nuova procedura selettiva e dunque il prefetto, Cinzia Teresa Torraco, ha deciso di annullare il bando e di non procedere all’affidamento del servizio. Quindi, dei 50 immigrati attesi e che avrebbero dovuto trovare accoglienza nel condominio "Il Leccio", nessuno arriverà.

Una decisione che non è passata inosservata, vista anche la polemica della scorsa estate quando i residenti (vip e non solo) della "piccola Atene", si sono espressi negativamente sull’arrivo dei profughi. Anche il sindaco della paese, Luigi Bellumori, in quell’occasione, definì l’evento come «una catastrofe lesiva dell’appeal di Capalbio». Adesso, però, la possibilità di accogliere gli immigrati, che nel frattempo erano passati da 50 a 30, si allontana sempre di più. Il prefetto, infatti, dovrà indire un nuovo bando e questo vuol dire tempo che passa. Il motivo pare sia legata a problemi organizzativi, o forse burocratici, o forse tecnici.

Interrogato da Corriere.it sulla decisione del prefetto di annullare l’accoglienza, il sindaco di Capalbio ha risposto con un secco «chiedetelo alla Prefettura». E Il Tempo ha provato a chiederlo alla Prefettura, ma senza risposta. Dalla segreteria di Cinzia Teresa Torraco, ci siamo sentiti rispondere: «Al momento il capo segreteria è fuori stanza e il prefetto è occupato. Se ci lascia un suo contatto la faremo contattare». Una telefonata che non è mai arrivata.

L’estate scorsa, mentre i vacanzieri preparavano i costumi da bagno e le creme solari, la storia dei profughi a Capalbio diventò un caso nazionale. In un batter d’occhio, infatti, la notizia si è estesa a macchia d’olio e tutti quelli che fanno dell’accoglienza il mantra dei loro discorsi televisivi e non solo, cambiarono posizione, almeno rispetto alla possiblità di accogliere indiscrinatamente in tutti i comuni. 

In campo per il "No" scesero residenti e turisti vip, che tutte le estati si ritirano nelle loro abitazioni per godere di mare, spiagge e passeggiate tra i vicoli del borghetto. La protesta arrivò addirittura ad atti formali come ricorsi e ordinanze per chiedere l’annullamento della gara. Un vero e proprio scontro, che vide il primo cittadino scendere in campo a difesa del suo territorio. «Capalbio è il paese dell’accoglienza e non della ghettizzazione - disse - Ha vissuto il fenomeno dell’immigrazione: dalla riforma dell’Ente Maremma degli anni ’50 al recente arrivo di numerose famiglie dell’Europa dell'Est. Nel caso dell’arrivo dei migranti si tratterebbe di 50 persone "ghettizzate" senza alcuna prospettiva di lavoro». Ma soprattutto sottolineò che esisteva un rischio per la sicurezza che non poteva «essere garantita dalla polizia municipale, che conta un solo agente a tempo indeterminato e due vigili estivi con il sindaco che ha il ruolo di comandante». E per adesso il problema è rimandato. 

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Commenti

  • mario

    rossi

    11:11, 24 Novembre 2016

    Eh, eh, eh.

    Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino. Ma allora l'invasione dei clandestini si puo` arrestare. Tutti i sindaci d'Italia dovrebbero dire lo stesso di quello di Capalbio, non c'e` possibilita`di lavoro, quindi, no accoglienza. E allora sorge un dubbio: questo vale solo per Capalbio, dove residenti e vacanzieri sono tutti Pd (compresa la nomenklatura sinistrata che va li`per le vacanze)? Mentre negli altri comuni, quando c'e` appena un accenno di ostacolo alle "accoglienze forzate" i prefetti mandano subito la polizia per costringere i residenti alla resa e i clandestini a essere "ospitati e mantenuti". Questa e` la democrazia e la giustizia dei sinistrati. Stalin insegna, ricordatelo a Napolitano.

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