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FUNERALI LAICI A MILANO

L'addio a Umberto Veronesi sulle note di Beethoven

Grande folla nel capoluogo lombardo per l'ultimo saluto all'oncologo. Il sindaco Giuseppe Sala si commuove

L'addio a Umberto Veronesi sulle note di Beethoven

I funerali di Umberto Veronesi

Si sono svolti stamani a Milano i funerali laici di Umberto Veronesi. Ad accogliere parenti e amici, a Palazzo Marino sede del Comune, è una Sala Alessi gremita di gente. Già ministro della Salute e direttore scientifico emerito dell'istituto europeo di oncologia Ieo, è morto all'età di 90 anni martedì sera nella sua casa meneghina. Tanti i colleghi e i pazienti presenti, tra cui il sindaco Giuseppe Sala che, in lacrime, è intervenuto in ricordo del già ministro della Salute: "Ci ha insegnato che è l'uomo che conta, e il malato resta sempre prima di tutto una persona". Per l'oncologo verrà chiesta la sepoltura al Famedio. La cerimonia civile è stata aperta dal Alberto, direttore d'orchestra, che di fianco al feretro ha suonato al pianoforte "Il chiaro di luna" di Beethoven e "Tu che di gel sei cinta" dalla Turandot di Puccini. Presenti per un ultimo saluto all'oncologo i ministri Maurizio Martina e Maria Elena Boschi, seduti in prima fila senza proferir parola coi giornalisti.

"Siamo rimasti orfani: figli, nipoti, e intere generazioni di medici e ricercatori che vedevano in te una guida. Ma come ripetevi siamo di passaggio, e dobbiamo fare spazio agli altri" ha detto il figlio Paolo dedicando una lettera al padre. Anche lui oncologo, non ha risparmiato la narrazione del Veronesi genitore: "Quando eravamo bambini ogni domenica a pranzo tornavi con un vassoio di pasticcini, o insieme andavamo in moto senza casco attorno al lago Maggiore che amavi". Citando la madre e moglie di Veronesi, Sultana Razoz, ha concluso: "Come sei bella Susy", hai detto alla mamma pochi giorni fa accarezzandole il volto. Voglio dirti che lei non resterà mai sola. Non posso dirti buon viaggio, non ci hai mai creduto e non ci credo io, ma posso dirti che rimarrai nei nostri cuori". Le nipoti Elena e Gaia hanno ricordato il nonno "spiritoso e simpatico" leggendo la sua poesia preferita, L'addormentato della valle di Arthur Rimbaut. "Voglio salutarti a modo tuo, dicendo ai giovani: Innamoratevi della scienza, siate allegri e irrispettosi", è stato invece il messaggio del professore Pier Giuseppe Pelicci, direttore della Ricerca dell'Istituto europeo di oncologia.

"Iniziò a Milano la sua lotta contro il cancro quando la medicina non era pronta ad affrontare questo terribile flagello che ancora non aveva un nome. Studiò, ricercò e introdusse tecniche che sapevano rispettare il corpo del malato, spesso donne, assicurando una vita vera dopo la malattia", ha affermato il sindaco Sala. Commosso fino alle lacrime, ha raccontato di essere stato paziente di Veronesi quando era malato: "Mi ha aiutato a guarire, regalandomi un grande insegnamento: la malattia farà sempre parte della tua vita, non la devi considerare come altro da te. Vivi e pensa che noi e le nostre malattie siamo la stessa cosa. Ma che ci si cura, sempre. Grazie Umberto per tutte le volte che hai compreso il nostro dolore». Con la voce rotta, il primo cittadino ha anticipato che verrà chiesta la sepoltura al Famedio: «Credo sia assolutamente doveroso e che sarà gradito a tutti". "Buongiorno. Buongiorno prof". Ha introdotto così il suo discorso il volto del radicalismo italiano, Emma Bonino. "Non guardavi solo l'organo malato ma la persona con i suoi sogni. Il tuo metodo è un misto straordinario di umanità e rigore scientifico, sostieni e non fai sentire il paziente un reietto della società". ha detto Bonino, annunciato la titolazione a Umberto Veronesi della quarta sessione del congresso mondiale della ricerca scientifica che quest'anno si svolgerà a Tunisi. Ricordando l'impegno politico e civile dell'oncologo, Bonino ha detto: "Non dimenticherò quando ero ragazzina e lottando contro l'aborto clandestino ho trovato solo te all'inizio. Tanti ti devono il riconoscimento delle unioni civili e per aver posto il tabù di una morte dignitosa. Tu sentivi i doveri della libertà. Oggi andiamo avanti con la legalizzazione della marijuana".

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