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LA MORTE DEL PREMIO NOBEL

Dario Fo celebrato dal Palazzo che odiava

Dario Fo celebrato dal Palazzo che odiava

Trovo miserabile e stucchevole questo Paese che non riesce mai a scrivere necrologi onesti dei suoi protagonisti e si affretta a celebrare santini in massa se il personaggio è del versante giusto o a condannarlo all'eterno silenzio se è del versante sbagliato. Prendete Dario Fo, un personaggio controverso, divisivo come pochi e come ha detto giustamente suo figlio. Uno stomachevole inchino nazionale, anche da parte di chi per una vita Fo ha avversato, offeso,insultato. Il caso Calabresi,
giustamente sollevato dal collega che ha scritto al direttore del Tempo, è uno degli episodi in ombra nell’agiografia di Fo piovuta da tg e giornali osannanti. C’è poi il Soccorso rosso,il disprezzo per i martiri missini del rogo di Primavalle e mille altri episodi in cui Fo ha dato il peggio di sé.

Sono quelle le cose di cui vergognarsi, più che la sua militanza da ragazzo nella Repubblica sociale. E anche in quella storia di vergognoso c’è solo la postuma menzogna di averlo fatto solo per coprire il padre partigiano..

Ma non è di quello che vorrei parlare. La vera vergogna è che un personaggio contro il Palazzo, contro il Potere, contro le Istituzioni è stato celebrato dal Palazzo, dal Potere e dalle Istituzioni. Dai centri sociali ai centri di potere. E la cosa che ancora indigna a vent'anni di distanza è che il Nobel della Letteratura negato a scrittori e poeti come Pound e Borges, Junger e Céline, la Yourcenar e altri grandi, compreso alcuni nostrani, è stato attribuito a Dario Fo.

Nessuno nega a lui la statura di grande attore/autore teatrale che si può con qualche sforzo affiancare a Eduardo de Filippo e Carmelo Bene, Vittorio Gassman e Giorgio Albertazzi e altri ancora. O meglio si affianca a Iannacci e Gaber. Ma cosa c’entra con la letteratura? La risposta è beffarda e coincide con l’assegnazione del Nobel 2016 per la letteratura, proprio nel giorno della morte di Fo, a Bob Dylan. È una certificazione di morte della letteratura. Per fortuna il Nobel ha risonanza mondiale ma nessuna autorevolezza in tema di letteratura, se consideriamo che i tre quarti della grande letteratura del novecento furono ignorati dal Premio Ignobel. Ma al di là di tutto, resta la sconfortante miseria di un paese che non conosce vie di mezzo tra la santificazione e la cancellazione, che non sa trattare i protagonisti del suo tempo in chiaroscuro ma che reputa blasfema ogni critica ai Santi Laici come ogni elogio ai Demoni Impronunciabili. Un paese di servi che sa solo accodarsi in massa a quel che impongono le fabbriche dell’opinione pubblica e che non sa riconoscere la grandezza e distinguerla dalla notorietà. Una ragione in più per noi per scrivere, testimoniare, denunciare. Ci siamo seduti dalla parte del torto perché tutti i posti erano già occupati, scriveva un autore di teatro che piaceva a Fo e a lorsignori. Ma ci siamo seduti là sapendo che la verità è eterna fuggiasca dal campo dei vincitori arroganti. Un posto scomodo, ma da qui si gode la vista del cielo.

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