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DELITTO STIVAL

La lettera del nonno di Loris a Veronica Panarello: "Vita mia tieni duro"

La lettera del nonno di Loris a Veronica Panarello: Vita mia tieni duro

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Arringa finale, la donna accusata di aver ucciso il figlio. La difesa: "Contro di lei nessuna prova". La sentenza il 17 ottobre

Una giornata intera per smontare le accuse, una per una, contro Veronica Panarello e avallare le dichiarazioni della giovane madre siciliana relative al suocero Andrea Stival, indicato come suo amante nonché assassino del nipotino Loris. Una arringa gridata, quella di Francesco Villardita, legale dell'imputata, che è iniziata alle dieci e cinquanta del mattino ed è andata avanti per nove ore, confortata da una relazione di 40 pagine. Unica pausa concessa dal Gup andrea Reale alle dodici e trenta. La sintesi: Veronica Panarello è innocente, non è né bugiarda né tantomeno manipolatrice. È necessario evitare il sillogismo secondo il quale chi mente è colpevole. Ha mentito, è vero, ma lo ha fatto attraverso un percorso intimo piuttosto tormentato che l’ha portata, alla fine, a dire la verità. Non ci sono prove a dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che abbia ucciso il figlio Loris. Villardita, nella duplice veste di difensore della signora Panarello ed implacabile accusatore di Andrea Stival, ha mostrato al Gup Andrea Reale la lettera che l’uomo spedì alla nuora in carcere, prima che lei lo chiamasse in correità: «Vita mia, tieni duro, noi ti pensiamo sempre», scrive Stival. Proprio nell’incipit della lettera il legale individua la prova dell’intimità esistente tra suocero e nuora. Secca replica dell’avvocato che tutela l’idraulico chiamato in causa: «È solo affetto paterno, quella frase». Villardita fa riferimento alla sagoma di un uomo intravista nelle immagini di una telecamera di sicurezza, assicura che la sua assistita non sarebbe stata in grado di trasportare da sola il corpo del figlio. Per lui quella sagoma appartiene ad Andrea Stival. Ipotesi sconfessata dalla controparte: «La scienza ci dice che si tratta solo di un allargamento dell’immagine».

La tensione, tra gli interpreti di questo dramma popolare, si staglia silenziosa, fra imbarazzi, dolori e strazio corale. Anche ieri mattina, durante l’ultima udienza di un processo ad orologeria. Veronica Panarello vestita come al solito di nero, non ha aperto bocca. Mercoledì scorso aveva urlato contro il suocero Andrea Stival, da lei accusato di essere stato suo amante nonché esecutore dell’omicidio di suo nipote. Ieri il suocero non si è fatto vedere in aula. L’avvocato Francesco Biazzo: «È molto provato dalle accuse della signora Panarello. Ha preferito non assistere ad una arringa che sapeva sarebbe stata molto aggressiva nei suoi confronti».

Davide Stival, marito di Veronica e padre di Loris, dopo aver chiesto quattro milioni di euro come risarcimento alla madre di suo figlio (due per lui, due per la madre Pinuccia Aprile), ha ribadito ai giornalisti «che lei deve pagare per quello che ha fatto», lui non le crede. Ha ammesso tuttavia che i rapporti col padre non sono buoni e che non sa se torneranno mai ad essere quelli di una volta. Problemi ammessi due giorni fa dallo stesso genitore, che non sa spiegarsi perché la nuora lo accusi di omicidio. Davanti all’ipotesi di una relazione con Veronica (ipotesi ritenuta dalla Procura valido movente del delitto), non ha voluto esprimersi compiutamente, ora chiedendo conforto al suo avvocato, ora riportando l’attenzione sull’assurda accusa che gli è stata rivolta: quella cioè di avere tolto la vita al nipote per impedirgli di rivelare la tresca in atto con sua madre. Daniele Scrofani, che tutela gli interessi del marito di Veronica Panarello, rispetto all’arringa di Villardita ha dichiarato di avere fiducia nei suoi periti e nella concretezza del castello accusatorio. Tutto il resto è un gioco pirotecnico, secondo lui.

Di fatto, Veronica Panarello, unica imputata nel processo per la morte del figlioletto, avvenuta il 26 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, si avvia verso una presumibile condanna potendo contare solo sul sostegno del padre Francesco Panarello, che ha ribadito di credere nella sua versione. Percorso amaro che non toccò un’altra madre accusata di figlicidio, Annamaria Franzoni. La casalinga di Cogne fu supportata da un esercito di sostenitori, a partire dal marito Stefano e dalla sua numerosa famiglia di origine, tutti disposti a fornirle un adeguato aiuto psicologico durante l’inchiesta, anche di fronte a verità inoppugnabili. La sentenza del processo per la morte di Loris è attesa per il 17 ottobre.

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