cerca

L’emergenza scoppia pure in «casa» dei vigili

Nella Capitale un altro "dormitorio istituzionale". E si moltiplicano i casi di scabbia e tubercolosi tra gli agenti

L’emergenza scoppia pure in «casa» dei vigili

BIMBI

Prima di bussare alle porte dei commissariati romani, i minorenni avevano chiesto e trovato ospitalità nelle caserme dei vigili urbani. Il fenomeno, scoppiato l’estate scorsa, si ripete negli stessi uffici evolvendosi, oltretutto, a seconda delle carenze dei servizi di accoglienza del Comune.

Le strutture come quella di via Annibale Maria di Francia, a Fidene, dove lo scorso 26 maggio si tolse la vita un ragazzo algerino, sono da mesi al collasso. Sature e impossibilitate ad assolvere alla propria funzione di smistamento, identificazione e visita presso l’ospedale militare del Celio.

«A questa emergenza il Comune di Roma ha risposto impiegando il Gruppo Sicurezza Pubblica Emergenziale della Polizia Locale all’accompagnamento dei minori nei posti via via disponibili nei centri di accoglienza delle province limitrofe - spiega Marco Milani, coordinatore romano Ugl -. Ormai ci si sposta fuori Regione, è capitato di dover arrivare fino a Udine, con conseguente dispendio di benzina, di ore di straordinario, di personale, di caselli autostradali e rimborsi pasto. Si sottraggono risorse, uomini e mezzi».

Al II Gruppo Sapienza, a luglio scorso, si presentarono tre egiziani in cerca di assistenza. Spontaneamente, come accade nei commissariati, e indirizzati da chissà chi. I ragazzini, al massimo 16enni, vennero sfamati con gli snack del distributore e lasciati dormire a terra o sulle poltroncine delle sale d’attesa. Proprio l’estate scorsa, considerato il problema dei minori nelle caserme, scoppiò l’incubo contagio tra gli agenti per casi di scabbia e tubercolosi riscontrati in alcuni minorenni accompagnati dalle caserme ai centri di accoglienza.

«I ragazzini arrivano nelle caserme della Polizia Locale senza sosta - spiega Milani -. Non sono controllati, non hanno un documento. Spesso sono visibilmente malati, i segni inconfondibili sulla pelle spaventano gli agenti che, senza alcuna protezione, devono accompagnarli nelle pattuglie tra ospedali e centri spesso lontani».

Per evitare che i Misna, minori stranieri non accompagnati, dormissero nelle caserme, il Comando generale del Corpo diramò anche un ordine di servizio che vietava l’accoglienza dei giovani immigrati. Al reparto di Sicurezza pubblica emergenziale venne affidato il compito di trasferire quanti non avevano trovato un posto nei centri saturi di Roma. Ed effettivamente, ad oggi, i ragazzini nelle caserme sembra non dormano più. Il problema nasce, tuttavia, laddove i ragazzini debbano essere accompagnati prima all’ospedale militare del Celio per essere visitati, quindi all’ufficio immigrazione di via Patini, a Tor Cervara, per il prelievo delle impronte digitali. I minorenni dovrebbero poi essere portati nei centri di accoglienza della Capitale. Ma, perennemente saturi, vengono dirottati altrove verso strutture che ancora hanno a disposizione letti. Ad accompagnare gli stranieri sono sempre due agenti per volta.

Da Roma a Udine, appunto, a Gaeta, Frosinone e Napoli. I centri di accoglienza ancora non al collasso sono sempre meno, i chilometri per raggiungerli si allungano e il problema non sembra avere una soluzione. Gli sbarchi sono continui, i minori spesso mandati da genitori disperati in cerca di fortuna sono la maggior parte. E Roma, e il Paese intero, da tempo gridano aiuto. Insieme a ragazzini senza casa, senza assistenza. Rimbalzati da una parte all'altra grazie ad agenti trasformati in balie.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

Opinioni