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Il testamento di Prato: «Chiedo scusa a tutti»

Il trentenne ha scritto una serie di messaggi nell’albergo dove voleva togliersi la vita

Il testamento di Prato: «Chiedo scusa a tutti»

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Spunta il «testamento» di Marco Prato. Si tratta di alcuni messaggi di addio vergati con mano incerta dal trentenne romano accusato assieme a Manuel Foffo della morte di Luca Varani. Sono stati scritti nella stanza di albergo dove Prato si rinchiuse dopo l'omicidio del 23enne nel marzo scorso, forse per togliersi la vita. «Chiedo scusa a tutte le persone a cui ho fatto qualcosa - si legge in uno dei messaggi -. Vi scrivo mentre me ne sto andando». I messaggi vengono fuori a pochi giorni dal nuovo sopralluogo che giovedì prossimo gli inquirenti svolgeranno nella stanza dell'albergo. Prato si rivolge anche ai genitori: «Mamma e papà vi amo e vi ho sempre amati, non ho rancore o rabbia, solo amore per voi. Mamma ti ho amata - scrive - ogni giorno della mia vita e non devi pensare nemmeno un secondo ai nostri silenzi perché per me non sono mai esistiti». E aggiunge: «Sto male o forse sono sempre stato così, ho scoperto cose orribili dentro di me e nel mondo. Fa troppo male la vita». E ancora: «Non avete nessuna responsabilità - dice ai genitori - né avete fatto nulla per essere complici dell'autolesionismo. Cercate di essere sereni, amatevi e non sentitevi mai in colpa». In altri messaggi Prato dà disposizioni sulle sue esequie aggiungendo: «Non indagate sui miei risvolti torbidi, non sono belli».

Secondo la ricostruzione dei magistrati Foffo e Prato si sono incontrati a casa il 2 marzo. Hanno bevuto e assunto cocaina. Il giorno dopo sono usciti in macchina: «Avevamo il desiderio di fare del male a una persona qualsiasi. Questa cosa è maturata nelle nostre menti nella notte di giovedì». Prato avrebbe telefonato a Luca Varani proponendogli 100 euro per un rapporto sessuale nell’appartamento del Collatino e Varani avrebbe accettato. E a Luca sarebbe stata somministrata una sostanza che l’ha stordito. Dall’autopsia è emerso che Varani è stato torturato per diverso tempo, dopo essere stato colpito con un martello alla testa. Sul suo corpo sono state trovate decine di ferite, da punta e da taglio, in particolare sul viso e sul collo. Dopo l’omicidio, i due hanno ripulito il pavimento della camera da letto e il bagno, hanno nascosto i vestiti di Varani in uno zaino e lo hanno buttato in un cassonetto.

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