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Così 23 gang si sono spartite le piazze della droga a Roma

Spacciatori, vedette anti-sbirri, violenze, sparatorie Ecco i «fortini» dove si può acquistare qualsiasi veleno

Così 23 gang si sono spartite le piazze della droga a Roma

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 Il mercato romano dello spaccio di sostanze stupefacenti è il più redditizio d’Italia. Sarà per questo che se lo contendono 23 clan e sulle rispettive "piazze" vigilano occhiute sentinelle, vedette addette alla tutela dei vari pusher, da mettere al riparo dalle incursioni delle forze dell’ordine. Una lotta senza quartiere dopo la lunga faida che ha lasciato scie di sangue per il dominio di un mercato romano nel quale, appunto, sono ben «23 le organizzazioni dedite al narcotraffico nei diversi quartieri che compongono il territorio capitolino», come quantifica il Rapporto "Mafie nel Lazio". Secondo il monitoraggio «il narcotraffico e il controllo delle zone dello spaccio al dettaglio a Roma sono comparti di elevato interesse per i sodalizi criminali e difficilmente le organizzazioni impegnate nel settore possono trovare livelli di smercio degli stupefacenti superiori a quello che il mercato romano può assicurare», spiega la Direzione nazionale antimafia nella sua relazione annuale. Un primato confermato anche dai numeri: «Con riferimento al 1° semestre 2015 nella sola provincia di Roma sono state svolte 1125 operazioni di polizia con il sequestro di 1611 kg di stupefacente, dati nettamente superiori a quelli registrati in altre importanti realtà territoriali». E le indagini della Dda di Roma confermano «come la ’ndrangheta possa certamente definirsi leader nel settore del narcotraffico». Anche se il business romano è talmente grande che «è in mano a tutti i gruppi criminali presenti: le mafie tradizionali, quelle autoctone e infine le mafie straniere o etniche. Questa molteplicità di interessi criminali dà vita a un mercato in fortissima espansione ed estremamente remunerativo in cui le mafie creano join-venture per cercare di gestire i traffici e gli enormi proventi che ne derivano. Molteplici rotte del narcotraffico internazionale puntano sulla Capitale e a vendere le sostanze in arrivo dai diversi Paesi provvedono reti criminali, spesso collegate fra loro. Le organizzazioni stanziate in Spagna e in Olanda, in particolare, trasportano hashish e cocaina, via mare a bordo di container o via terra sui camion. La cocaina proveniente dal Sud America giunge prevalentemente via mare, occultata in container o per i quantitativi minori attraverso la rotta aerea, con la complicità di personale dello scalo aeroportuale per il recupero». Le principali piazze di spaccio romane «si trovano a Tor Bella Monaca, San Basilio, la Romanina e al Pigneto. Le prime si presentano come piazze chiuse, caratterizzate dall’uso di sentinelle, ostacoli mobili e fissi (come inferriate), l’utilizzo di telecamere e l’esistenza di edifici che - da un punto di vista urbanistico - garantiscono un controllo delle aree di spaccio. Il quartiere del Pigneto, invece, è teatro delle cosiddette piazze aperte, con un commercio degli stupefacenti dislocato nelle strade e nei vicoli dei rispettivi quartieri». Ma la situazione più brutta è a Tor Bella Monaca, dove c’è «il più alto indice di disagio socio-economico, pari a 73,6 su 100». In questo contesto «numerose organizzazioni criminali fanno affari con il narcotraffico. Le indagini evidenziano la presenza della famiglia Casamonica, di esponenti dei Moccia e dei Gallace della ’ndrangheta. Nello stesso contesto criminale operano anche le consorterie riconducibili a famiglie locali, storicamente inserite nel narcotraffico romano: si va dal gruppo Damiani-Fabietti, alle famiglie Corrado, Sparapano e al sodalizio guidato da Stefano Crescenzi, sino a quello di Manolo Monterisi e del gruppo Capogna. Dalle carte giudiziarie si evince anche l’operatività del clan Leonardi di Secondigliano». Mentre le indagini della Dda hanno riscontrato «forti collegamenti tra il gruppo Damiani-Fabietti e il clan Gallace e l’associazione criminale guidata da Manolo Monterisi è risultata in contatto con la famiglia di Afragola dei Moccia». Anche a Borghesiana il business «è in mano ai clan dei Casamonica, mentre a Torre Angela risulta operativo il clan Gallace, in stretta simbiosi con la famiglia Romagnoli». A San Basilio, invece, «a gestire il business è da anni saldamente la famiglia Primavera mediante la collocazione di vedette statiche e dinamiche, addette alla sorveglianza e ad indirizzare i clienti, pronte ad avvisare gli spacciatori del passaggio delle forze dell’ordine». 

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