cerca

Suicida per i video hard, l’ex sotto accusa

Parla la madre di Tiziana Cantone: "È stato lui a spingerla a farsi riprendere". Presi in consegna pc, tablet, cellulari e macchina fotografica dell’uomo VIOLENZA Filmini hot sul web Si toglie la vita

Una indagine a ritroso, per capire se Tiziana Cantone si sia tolta la vita perché depressa o piuttosto perché trascinata in un incubo a luci rosse. Da chi e in quali termini sarà complicatissimo scoprirlo. Intanto, in virtù di un fascicolo aperto con l’ipotesi di reato di «istigazione al suicidio», la Procura Napoli Sud di Caserta ha chiesto all’ex fidanzato della vittima, Sergio Di Palo, 40 anni, di Licola, di consegnare ai carabinieri tutti i supporti informatici in suo possesso: pc, tablet, cellulari. L’idea investigativa è quella di ricostruire il percorso virtuale seguito dai video «hot» girati da Tiziana fin dalla loro prima apparizione in rete e valutare eventuali responsabilità nell’aver reso virali i filmati medesimi che hanno fatto scivolare la vittima in una disperazione suicida. Come cercare un ago in un pagliaio, fanno sapere gli inquirenti.

 

La difficoltà non è solo di natura tecnica ma sta anche nell’impossibilità di verificare quanto i video abbiano accelerato la progressione del suo stato depressivo o al contrario, quanto quella quieta sofferenza di bimba abbandonata dal padre ad una settimana dalla sua nascita, l’abbia portata a scelte di vita sbagliate. Certo è che trovarsi da un giorno all’altro tra i ghigni della realtà virtuale, sia stata consenziente o meno la protagonista di questa favola nera, dev’essere stato motivo di grande sconforto. Finalmente scaldata dai riflettori ma non come una star, come una macchietta da deridere. La madre di Tiziana Cantone, Maria Teresa Giglio, impiegata comunale, se la prende con l’ex della figlia: «È stato lui a spingerla a girare video hot». Lui nega. La storia si consuma, fotogramma dopo fotogramma, nel giro di un anno, avvitandosi verso un drammatico epilogo che (qualunque cosa dovesse uscire dalle indagini) conta numerose responsabilità.

 

Nell’aprile 2015 Tiziana Cantone va a vivere a Licola, dal fidanzato, e da lui (o da altri) si fa riprendere mentre pratica sesso orale. È il 25 aprile quando un primo video finisce su un portale hard, in attesa degli altri. A ricevere i brevi filmati, sempre in quell’aprile, sono due fratelli che vivono in Emilia Romagna (amici del fidanzato, che lei aveva conosciuto) poi un utente di Facebook di cui è noto solo il «nickname» e, ancora, un terzo soggetto maschile. Whatsapp fa il resto. Era stata complice o succube, Tiziana, degli amici che la volevano sexy sul web? Il malessere dilaga il mese successivo, a maggio. La giovane campana si trova nella condizione di dover fuggire da Casalnuovo, cercare di cambiare identità e infine chiedere una giustizia che si concretizza con la negazione del diritto all’oblìo. Mazzata finale: le viene chiesto di pagare (tra spese e risarcimenti) 18.225 euro più Iva. È troppo per quell’anima fragile che aveva disperatamente invocato l’attenzione altrui. I danni emotivi spingono a cercarlo ovunque, l’amore, anche sulla strada che porta al precipizio psicologico.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Il camion dell'Atac blocca il tram. I passeggeri lo spostano a spinta

Victoria's Secret 2017: gli angeli conquistano la Cina
Roma, un Suv impazzito sfonda il muretto e finisce in giardino
A Rio de Janeiro va in scena Miss Bum Bum Premio al sedere più bello