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Amanda Knox ora sbarca in Tv

Sulla piattaforma Netflix il 30 settembre il delitto di Meredith Kercher Nel docu-film l’americana fa le polpette e racconta il suo «calvario»

Amanda Knox ora sbarca in Tv

Amanda Knox kisses boyfriend Raffaele Sollecito

Amanda Knox diavolo o acqua santa? I registi Rod Blackhurt e Brian Mc Gin vogliono accontentare tutti, chi la crede una dea del male e chi una vittima. Ecco perché il loro documentario dal titolo scontato, «Amanda Knox» (sarà disponibile dal 30 settembre sulla piattaforma «Netflix»), spiega il delitto della studentessa Meredith Kercher e la successiva, tortuosa vicenda processuale in termini mai ambigui.

Novanta minuti di astuto racconto dalla vocazione testimoniale, il cui punto forte è racchiuso nella lunga intervista rilasciata dalla ventinovenne di Seattle, ripresa mentre prepara le polpette in casa della madre. Presentato al Festival di Toronto, il documentario è la terza trasposizione cinematografica che rievoca il delitto della studentessa inglese uccisa a Perugia il primo novembre 2007. C'era stato il primo «Amanda Knox: murder on trial in Italy», tanto ruffiano con l'americana di Seattle da sollevare l'indignazione dei familiari di Meredith Kercher. Poi c'era stato il secondo, «Amanda», col quale gli autori avevano cercato di riequilibrare i fatti, parlando e bene anche della vittima.

«A noi interessava soltanto proporre i fatti e lasciare le considerazioni agli spettatori. Sono loro che debbono valutarli e farsi una opinione», rivelano i registi, già al lavoro nel 2011 a Perugia, dove hanno intervistato protagonisti e comprimari apparsi sulla scena del delitto per il quale, vale la pena ricordarlo, è in carcere solo Rudy Guede. Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ex fidanzatino, un quieto ragazzo del sud con la faccia da americano, sono stati condannati e poi assolti in via definitiva, il 27 marzo 2015, dall'accusa di aver ideato, collaborato (aizzato?) Guede nell'azione omicidiaria. Sono fuori dall'inchiesta dunque - verranno pure risarciti - mentre Rudy Guede si è laureato e dal carcere mantiene i rapporti col mondo cercando di rifarsi una reputazione e dichiarandosi innocente davanti alla telecamere della televisione di Stato. Tutti così credibili che vien da chiedersi chi sia stato ad uccidere Meredith Kercher.

Il documentario presto disponibile anche in Italia mantiene un'equidistanza formale, dividendosi in due parti: una propone di crederle, l'altra lascia agli spettatori la facoltà di sospettare di lei. Amanda Knox rilascia commenti che sono aforismi. «Prima dell'Italia ero felice», dice per esempio durante l'intervista rilasciata ai registi del film. Il prodotto cinematografico proposto è sufficientemente asciuffo, con qualche sbuffo pro-americana poco evidente. «Ma noi intendiamo solo riferire di un caso che è stato capace di calamitare l'interesse della stampa internazionale», hanno detto ancora gli ideatori e registi del «real-giallo».

Inutile spiegare loro che la stampa internazionale s'è interessata di questo omicidio perché di mezzo c'erano tre nazioni coinvolte, una delle quali è la maggiore potenza mondiale ed ha tifato più di quello che avrebbe dovuto per quella sua figlia dalla bellezza ustionante. Sia Raffaele Sollecito che Rudy Guede hanno pubblicizzato il documentario. Sollecito tra l'altro appare nel trailer, mentre risponde alle domande che gli vengono poste nel corso dei novanta minuti girati. Sembra aver apprezzato il risultato del lavoro svolto dai due registi se ad un utente web che contestava il lancio pubblicitario della storia («Colpevole o innocente?») ha risposto in termini pacifici, assicurando che il titolo risulta sì ambiguo, ma la vicenda, seguendo il docu-film, viene spiegata con chiarezza.

Rudy Guede, nella stessa giornata, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la prossima apparizione di «Amanda Knox» su Netflix. Non ha fatto commenti, limitandosi a dire che Nick Pisa, un reporter del londinese Daily Mail, parlando del giallo disse: «Un omicidio è sempre interessante per i lettori. In questo mancava solo il Papa…».

Nel luglio scorso Guede, assistito da due legali, ha presentato richiesta di revisione del processo che lo ha condannato a 16 anni di reclusione, dal momento che la sentenza lo considera colpevole in concorso con persone non individuate. La revisione, probabilmente, non sarà concessa, anche perché la Giustizia italiana ha già fatto le sue brutte figure all'estero, ma è probabile che Guede possa usufruire di sconti e premi. I riflettori restano dunque puntati sulle tre «star» mediatiche. Meredith Kercher resta un'ombra mesta, mai messa a fuoco.

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