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«A qualcuno dà fastidio chi aiuta in autonomia»

Lo sfogo di Filosa, una vita sulla sua enduro. Polemica tra i soccorsi privati e quelli organizzati

«A qualcuno dà fastidio chi aiuta in autonomia»

amatrice

«È una guerra tra poveri. Avevo l'autorizzazione del sindaco e stavo lavorando, ma sono stato costretto ad andarmene». Ugo Filosa, una vita trascorsa in sella, gareggiando a bordo del suo enduro in tutta Europa, ha cercato di dare il suo contributo ai terremotati di Amatrice. «Quando ho visto le immagini del sisma ho telefonato per chiedere se potevo dare una mano» spiega raccontando la sua avventura. Il centauro si è quindi messo alla guida e dalla Campania ha raggiunto le zone colpite dal sisma. Ha rinunciato a un evento che vedeva molti motociclisti partire da San Marino e arrivare a Norcia passando proprio per le zone colpite dal sisma. Ad ogni modo una volta arrivato ad Amatrice si è presentato agli enduristi, alla protezione civile, al sindaco e ha iniziato a lavorare. «Ho portato persone da una parte all'altra - racconta - e siccome ho un buon intuito per i percorsi alternativi ho percorso e indicato alle autorità le strade che avrebbero potuto supplire quelle regolari, distrutte o inagibili a causa delle frane o del cedimento strutturale». Ancora: «Dopo il comune di Santissimi Lorenzo e Flaviano ho trovato un passaggio tra i boschi che consente di oltrepassare il ponte Tre Occhi, quello crollato. Ho comunicato tutto al capitano del genio operativo. Ho parlato con il comune». Dopo pochi giorni peró qualcosa non ha funzionato: «Non voglio polemiche - tiene a specificare il motociclista - quello che bisogna sottolineare è il lavoro magnifico ed essenziale che tutti gli enduristi stanno facendo per le popolazioni colpite dal sisma. Però ammetto di esserci rimasto male». Adesso infatti Ugo Filosa è tornato a casa, anche se vorrebbe continuare a dare il suo contributo. Lui sa quello che significa affrontare una calamità naturale: ha vissuto i tragici eventi accaduti in Irpinia. Per questo è stato tra i primi enduristi ad arrivare sul posto. «Sono nate polemiche tra chi doveva operare. Solo alcuni sono autorizzati ufficialmente dalla protezione civile e hanno puntato i piedi - spiega il campione - non gradivano la presenza di gruppi autonomi. Per evitare polemiche e incomprensioni ho preferito tornare a casa». Poi specifica: «nessuno mi ha cacciato. Ho scelto di andarmene io e con i colleghi che rimanevano ci siamo salutati con rispetto». Però qualche sassolino dalla scarpa Ugo Filosa vuole toglierlo: «È strano vedere tanti comunicati stampa che poi non rappresentano la realtà. La federazione nazionale motociclisti - dice l'endurista - ha detto di aver messo a disposizione molte moto. Io non le ho viste. Non ho visto neanche quelle persone che adesso vengono ringraziate pubblicamente. Ma il territorio di Amatrice è grande e io vado veloce - ironizza - può essere che non ci siamo incontrati». Ad ogni modo il lavoro di Ugo Filosa, così come quello dei molti enduristi accorsi sul posto è risultato essere essenziale. Grazie a loro le medicine arrivano nei paesi isolati. I dottori vengono trasportati velocemente da un luogo all'altro. Le informazioni e i materiali raggiungono i posti più disparati. Tra i detriti e i brandelli di vita che occupano quelle che un tempo erano le strade che collegavano Amatrice alle sue 69 frazioni sfrecciano sulle moto. Stanchi, graffiati e grintosi i motociclisti arrivano scaricano e ripartono. La stanchezza viene superata pensando all'importanza del loro lavoro. E le autorità lo ringraziano costantemente.

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