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Hotel improvvisati, maxicoop e centri lager Gli sciacalli italiani che lucrano sui disperati

Nell'ultimo libro del direttore del Tg4 Mario Giordano la radiografia del business dell'accoglienza

Hotel improvvisati, maxicoop e centri lager Gli sciacalli italiani che lucrano sui disperati

MARIO GIORDANO

Quanto il fenomeno migratorio sia complesso lo abbiamo visto nel corso degli anni. Un oceano di storie, vite e anche pericoli e rischi sia per chi parte, sia per chi ospita. Ma c’è anche un secondo livello, fatto di personaggi improbabili, cinici affaristi e uomini delle istituzioni conniventi che, ad ogni gommone che arriva o gruppo che passa il confine in modi più o meno rocamboleschi, si fregano le mani. E muovono cisterne di soldi, da Nord a Sud. È il business dell’accoglienza, che macina milioni di euro. Un sistema, con le sue vicende, i suoi volti e i suoi paradossi, raccontato in Profugopoli (Mondadori), da oggi in libreria, di Mario Giordano, direttore del Tg4 ed editorialista di Libero. Eccone alcuni passaggi.

 

PIZZE E BUTTAFUORI

I l Cfso, centro Studi Formazione e Orientamento di Monselice (Padova), organizza corsi di avviamento a molteplici professionalità. «Da pizzaioli o da vigili urbani», scrive Giordano, o «da ausiliari del traffico o da buttafuori». Ebbene, spiega, il Cfso nel 2015 «ha preso in gestione una cinquantina di immigrati, incassando per ognuno di loro un contributo della Prefettura pari a 34,89 euro al giorno». Ma le condizioni in cui questi profughi vengono alloggiati sono «al limite dell’indecenza. Alcuni consiglieri comunali del Pd - prosegue Giordano – compiono un’ispezione e la loro denuncia sfocia anche in un’interrogazione parlamentare». Si parla di «"degrado inaccettabile", "abisso di inciviltà", "letti insufficienti", "bagni intasati", con "frequenti allagamenti nei corridoi", "attrezzature fuori norma"».

 

LA MISS E LA SCUOLA

I soggetti a capo di realtà che si aggiudicano le gare per l’alloggio di immigrati non sono, propriamente, degli esperti del settore. Si va dall’ex installatore di impianti idraulici convertitosi gestore di alberghi e pensioni che, nel napoletano, si mette a società con l’ex «Miss paesi Vesuviani» e vince dodici assegnazioni (un gruppo di migranti, poi, mal sistemati, darà vita ad una rivolta nel luogo di sistemazione). E poi l’Associazione folkloristica Sicilia Bedda di Salemi, «specializzata in ballo a chiovo tarantella», che gestisce un centro di accoglienza. Ancora in provincia di Napoli, l’Istituto Scolastico Paritario Santa Croce Coop si aggiudica l’ospitalità di 58 profughi e per 24 di loro prende in affitto una casa che «si rivela ben presto inadatta, non attrezzata, con strutture inesistenti». E infatti «scoppiano proteste di ogni tipo. Quattro mesi dopo la casa viene chiusa e gli stranieri trasferiti».
 

 

DORMIRE IN PISCINA O AL NIGHT

Nello specifico il Tropicana di Ragusa. Laddove sgambettavano piacevoli ragazze furono sistemati 94 Profughi affidati alla cooperativa Villa Salus. «Non sapevo fosse una sala da ballo, non c’era scritto nella relazione tecnica che avevano presentato», si giustificò il Prefetto. Al Di Francia Park, «lussuoso ristorante per cerimonie» in provincia di Napoli, invece, i profughi vennero fatti accomodare con le brande nelle sale del ristorante. Nel cremonese, invece, all’Hotel Maremmano Bianco alcune tende furono montate in una piscina svuotata.
 

 

L’ALLEGRA CUCCAGNA SPRAR

Ovvero, Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. «È il programma di seconda accoglienza», spiega Giordano, «cioè per gli stranieri che rimangono più a lungo sul nostro territorio». I relativi fondi (165 milioni nel 2015) sono andati a 400 enti pubblici come Comuni, unioni di Comuni, province e Comunità montane. Così capita che Vizzini, in provincia di Catania, incassi in tre anni oltre 8 milioni di euro in contributi Sprar, coordinando anche i progetti dei Comuni vicini. A proposito di Vizzini, Spiega Giordano,"La Sicilia" «ha raccontato le relazioni in stile Parentopoli tra consiglieri comunali e la Coop che gestisce il centro Sprar». Ma non finisce qui. Perché spesso i fondi Sprar vengono destinati al finanziamento di ben altre iniziative un po’ dappertutto. «Diecimila euro per la feste dell’uva a Licodia. Altri 10.000 per l’estate ramacchese. Altri 10.000 per l’agosto mirabellese. Altri 10.000 per il Natale dell’amicizia a Castel di Iudica».
 

 

INDAGINI A VALANGA

«Mafia Capitale, purtroppo, non è soltanto Roma», scrive Giordano. «Sul centro di Mineo in Sicilia, per dire, di indagini ne sono state aperte ben cinque». Poi c’è l’ingagine sulla onlus Un’Ala di Riserva, in Provincia di Napoli, che ha coinvolgo anche la Caritas. Quella sulla maxicooperativa di Favara, in Sicilia. Quella sul centro di Gradisca d’Isonzo, in Friuli - Venezia Giulia – prosegue- finito sotto il controllo di un consorzio di Trapani». E ancora, spiega, «ci sono i preti che usano l’accoglienza per compiere abusi sessuali. Ci sono i centri lager, le truffe sui pocket money. E poi ci sono gli affari sporchi della criminalità organizzata. Perché, si sa, laddove c’è un business fiorente non ci arrivano solo le multinazionali e gli imprenditori spregiudicati. Arrivano anche i boss».

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