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Corpo quasi integro Sul volto una maschera

Le mani sono in parte scoperte e visibili

Di fronte alle lunghe file di fedeli che in questi giorni stanno «assediando» la Basilica Vaticana per pregare davanti ai resti mortali di San Pio (e San Leopoldo) ci si possono porre alcune domande. Ad esempio, qual è il senso della venerazione dei santi? E qual è lo stato di conservazione?

«Nella Chiesa, la venerazione del Corpo dei santi e delle loro reliquie è antichissima. Oltre all’affetto per "qualcosa che resta" del santo, esprime la fede che anche il corpo partecipa alla glorificazione della resurrezione» risponde don Flavio Peloso, superiore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, settimo successore di Don Orione. E proprio tra San Luigi Orione e San Pio da Pietrelcina si instaurò un’amicizia profonda, una stima reciproca. I due, afferma don Peloso, «si riconobbero e aiutarono nel momento della prova, nel decennio della tormenta, 1923-33, quando sospetti e accuse tentarono di oscurare quella grazia di Dio che è stato Padre Pio da Pietrelcina».

Un’altra analogia tra i due santi è la conservazione dei corpi. Nel caso di don Orione è addirittura integra, come emerse nel corso della ricognizione canonica nel 1965, a 25 anni dalla morte. Per Padre Pio la conservazione è invece parziale: «Per ragioni diverse - spiega don Peloso - la prima riesumazione del suo Corpo avvenne solo nella notte tra il 2 e 3 marzo del 2008, a 40 anni di distanza dalla morte. Avvenne secondo le prescrizioni canoniche, presieduta dal vescovo diocesano Mons. Domenico D’Ambrosio, il quale, subito dopo la ricognizione, fece questa descrizione orale: "Sin dall’inizio si vedeva chiaramente la barba. La parte superiore del teschio è in parte scheletrita, il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo il ginocchio, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se Padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure"». Don Peloso cita la testimonianza del professor Nazzareno Gabrielli, perito biochimico ed esperto di conservazione di corpi e reliquie di santi, a capo di un’équipe che trattò quel che rimane del corpo di Padre Pio: «Nella ricognizione abbiamo riscontrato che i tegumenti sul volto ci sono tutti. Le fosse orbitarie e le pinne nasali ovviamente non si trovano mai, ma i padiglioni auricolari e le labbra li abbiamo trovati. Anche barba e baffi erano in buone condizioni e abbiamo potuto sistemarli bene. Quando è entrato il padre generale dei Cappuccini è rimasto di stucco: ha detto che sembrava stesse dormendo». Dopo che quanto rimaneva del Corpo è stato portato a uno stato di conservazione ottimale, si è applicata una maschera di silicone color carne che riproduce molto bene le sembianze del volto di Padre Pio. Solo parte delle mani del santo sono scoperte e visibili.

Un’altra curiosità riguarda il cuore di Padre Pio, tolto dal corpo per farne una reliquia. I cappuccini nel 2013 avevano ipotizzato che potesse essere trasferito a Pietrelcina. Dopo un’autentica sollevazione contro questa proposta, d’accordo con il vescovo di Manfredonia mons. Castoro, il provinciale dei frati padre Francesco Colacelli stabilì che la reliquia rimanesse a S. Giovanni Rotondo.

A Pietrelcina, invece, Padre Pio tornerà giovedì prossimo, cent’anni dopo aver lasciato il suo paese natale, il 17 febbraio 1916. Pur avendo passato quasi tutta la sua vita nel convento sul Gargano, Padre Pio fu sempre molto legato alla sua terra d’origine, dove celebrò la prima Messa il 14 agosto 1910 e dove il 7 settembre dello stesso anno ricevette le prime stimmate a Piana Romana. Dapprima invisibili, le piaghe cominciarono a rendersi visibili, soprattutto nella mano sinistra, dal settembre dell’anno successivo, fino alla stigmatizzazione definitiva del settembre 1918. Il legame tra il Santo e il suo paese natale è ben raccontato nell’agile volumetto di Raffaele Iaria «Padre Pio. "Quei" giorni a Pietrelcina» pubblicato da Tau editrice, poche pagine (71) che spiegano cosa ha rappresentato la terra d’origine nella crescita spirituale di uno dei santi più popolari d’Italia.

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