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I maestri del gender sono già a scuola

Un giorno alla Cattaneo di Roma tra vignette e disegni a lezione di diversità Mamme perplesse: «Non si può spiegare a un bambino come cambiare sesso» LEGGI ANCHE La scienza ha già dimostrato che questa teoria è una bufala

«Mamma perché in questo cartello ci sono due uomini e un bambino e nell’altro invece due donne?». La giornata di educazione alla diversità è racchiusa nell’ingenua domanda di una bambina di poco più sei anni. La madre, impacciata, le replica: «Perché anche due donne o due uomini che si vogliono tanto bene possono dare una casa a bimbi meno fortunati». Mentre le polemiche divampano, al di qua dei cancelli della scuola Carlo Cattaneo, i promotori del gender sono già in cattedra ad impartire lezioni e consigli a professori e genitori su come aiutare il proprio alunno o figlio a riconoscere e rispettare la diversità. La giornata, organizzata dall’associazione Scosse e patrocinata dal Comune di Roma, è fitta di incontri e workshop che occupano quasi tutte le aule dell’istituto scolastico. È una sorta di celebrazione della diversità, non solo sessuale ma anche culturale. Si incomincia dalla registrazione, al fianco c’è un banchetto con in vendita gadget e magliette con spot contro gli stereotipi della famiglia tradizionale. Lesbiche, gay, trans, viva la libertà di dichiararsi e lottare per il rispetto e il diritto alla genitorialità. Quello che si scopre in un sabato caldissimo a Testaccio è un mondo completamente differente da quello a cui sono abituate le mura scolastiche. «Siamo visti come promotori di istanze da scomunica - dice una delle tante organizzatrici -. Eppure lottiamo anche per chi puntano il dito contro». Il clima è decisamente "radical" e i tavoli di approfondimento sono divisi per fasce d’età. Si va da 0 ai 18 anni e per ogni periodo infantile o adolescenziale ci sono linguaggi e disegni differenti: dalle copertine illustrate, con famiglie diverse dai classici albi per l’infanzia, destinati ai bambini delle scuole materne ed elementari fino a video tecnici per i quasi maggiorenni. Al primo piano, nell’aula dedicata ai bambini nei primi 6 anni di vita, si illustrano giochi del rispetto e di ogni genere, inteso come identificazione della persona. «Solitamente nei primi 3 anni di vita del bambino si può stabilire se sia un cisgender - persona a proprio agio con il genere attribuito alla nascita - o transgender - chi non si sente rappresentato dal genere di nascita -. Ogni 400 persone ce n’è uno intersessuale, ossia con cromosoma XXY, dice il relatore del workshop. Un genitore capisce fin da subito la tendenza sessuale del proprio figlio: dai giochi preferiti al portamento fino alla parlata. Il nostro compito, nelle scuole, è aiutare ogni bambino a trovare la propria reale identità sessuale». Scorrono slide e sulla vignetta in cui una ragazzina guardandosi allo specchio vede l’immagine di un uomo, un’insegnante chiede: «E se il bambino o bambina volessero cambiare?», «A quel punto si avvierebbe il percorso verso l’intervento chirurgico per modificare il corpo- risponde il relatore-. Noi siamo qui, con l’aiuto di medici specializzati, per insegnare che si può cambiare e occorre avere rispetto per le diversità». Una madre sull’uscio della porta storce il naso: «Ma come si può spiegare certe cose a un bambino di sei anni?». Ma i test e questionari da far compilare ad alunni per cercare la propria sessualità, secondo la teria gender non bastano a debellare il male degli stereotipi. C’è la letteratura con passaggi intrisi di omofobia da abbattere, la grammatica da modificare: assessora, sindaca, avvocatessa e via dicendo. E per chi non riuscisse a far comprendere l’importanza del rispetto, un laboratorio ad hoc dimostra come imparare la tecnica di difesa Aikido. Nella giornata di educazione alla differenza non manca la politica con un incontro sui diritti. Vi partecipano esponenti di sinistra nelle istituzioni. La consigliera regionale Marta Bonafoi annuncia che presto in Aula si discuterà dell’istituzione della cittadinanza di genere. Applaude la senatrice Valeria Fedeli. Nella pausa pranzo, organizzata in cortile, il pranzo viene servito dalle donne rom che la regione Lazio sta aiutando ad emanciparsi con un apposito tavolo istituzionale.

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