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Voleva colpire il Vaticano. Preso a Fiumicino

In manette all’aeroporto pakistano di 36 anni che faceva parte di Al Qaeda La cellula aveva base in Italia e progettava azioni violente nel nostro Paese

Voleva colpire il Vaticano. Preso a Fiumicino

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Faceva parte del gruppo di ricercati, a vario titolo, per i reati di strage, terrorismo internazionale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dalla Procura di Cagliari. Ieri, intorno alle 19, è atterrato all'aeroporto di Fiumicino con un volo della Qatar Airlines, proveniente da Doha, ed è stato subito fermato e arrestato dalla polizia di frontiera che lo attendeva sulla pista.

A finire in manette Siyar Khan, 36enne pakistano residente a Roma, che faceva parte di una cellula legata ad Al Qaeda e con base in Italia. Nel 2010 l'organizzazione, secondo le indagini, aveva progettato un attentato in Vaticano. Per farlo, a marzo dello stesso anno, fecero arrivare nella Capitale due pakistani ritenuti dagli inquirenti i kamikaze che avrebbero dovuto compiere l’azione. I terroristi, però, avevano capito di essere sotto la lente di ingrandimento delle forze dell'ordine e hanno desistito dal progetto, allontanando in poco tempo i due uomini di cui si sono prese le tracce.

Il 24 aprile scorso la Procura di Cagliari ha emesso 18 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone indagate, a vario titolo, per reati legati al terrorismo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina con cui il gruppo si finanziava. Alcuni degli indagati sono ritenuti responsabili di numerosi e sanguinari atti di terrorismo e sabotaggio in Pakistan, tra cui la strage nel mercato cittadino Meena Bazar a Peshawar, avvenuta il 28 ottobre del 2009, dove morirono più di 100 persone. Dieci ordinanze sono state eseguite lo stesso giorno nei confronti di nove pakistani e un afghano, tra Olbia, dove operava la cellula qaedista, Civitanova Marche, Bergamo, Roma e Sora.

Al vertice dell'organizzazione l'imam di Bergamo Muhammad Hafiz Zulkifal. Tra le otto persone ancora ricercate c'era anche il 36enne arrestato ieri sera all'aeroporto di Fiumicino. Dopo le operazioni di fotosegnalamento l’uomo è stato portato nel carcere di Civitavecchia. Siyar Khan era residente a Roma nel quartiere Esquilino dove, insieme ad altri esponenti del gruppo terroristico, gestiva l'immigrazione clandestina. Nell'ordinanza di custodia cautelare si legge: «Khan Siyar, Shah Zubair e Sadiq Shah, coadiuvavano Sultan nelle varie incombenze materiali, ricevendo gli extracomunitari, trovando loro alloggio, accompagnandoli negli spostamenti ed istruendoli sulle dichiarazioni da rendere nelle procedure amministrative per l’asilo politico o la protezione internazionale». La cellula, inoltre, attraverso la zakat (in arabo «elemosina», raccolta nelle moschee e che rappresenta uno degli obblighi per i fedeli musulmani) finanziava il terrorismo. Tra gli indagati, «Khan Sultan Wali e Niaz Mir, presso le comunità pakistano-afgane del nord Sardegna, del Lazio e delle Marche», raccoglievano le offerte «ufficialmente rivolte a scopi umanitari, ma in realtà destinate, quantomeno in parte, al finanziamento dell’attività terroristica».

Nella Capitale, dove risiedeva anche il 36enne arrestato ieri sera, un ruolo di spicco era affidato a Niaz Mian, che raccoglieva i fondi per finanziare le attività terroristiche. Imprenditore, da anni viveva nel quartiere Alessandrino, e gestiva in via di San Vito, all’Esquilino, un’agenzia di viaggi e diversi punti Money transfer sparsi per tutto il territorio. Era lui a coordinare a livello nazionale le «collette» organizzate tra le comunità islamiche del nord Sardegna, del Lazio e delle Marche.

Le indagini, si legge nell'ordinanza, hanno fatto emergere l’insediamento ad Olbia di un gruppo di persone di nazionalità pakistana che, in stretto collegamento con altri esponenti della comunità in Italia e con connazionali rimasti in Pakistan, hanno dato vita ad un’organizzazione fondamentalista collegata ad Al Qaeda e ad altre formazioni jihadiste internazionali.

«Tale organizzazione - scrive ancora il gip - strettamente correlata alla gestione dell’immigrazione illegale in Italia, che costituisce ad un tempo una forma di finanziamento e una fonte inesauribile di reclutamento e penetrazione nel territorio, ha mostrato una concreta efficacia operativa sia nel finanziamento del terrorismo internazionale, sia nella programmazione ed esecuzione di atti terroristici, tra i quali spicca la terribile strage avvenuta nel mercato di Peshawar».

Il gruppo, però, secondo quanto accertato dalle indagini «aveva progetti di azioni violente anche in Italia».

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