cerca

Il Mossad: «Da voi 162 affiliati Isis Attacchi in simultanea in 10 Paesi»

I riferimenti ai potenziali pericoli dalla Sicilia ai confini con la Francia

Il Mossad: «Da voi 162 affiliati Isis Attacchi in simultanea in 10 Paesi»

TERRORISMO: DEL GRECO, BENE SICUREZZA FIUMICINO E CIAMPINO

Centinaia di infiltrati in tutta Europa pronti a preparare attacchi in simultanea in almeno dieci Paesi. In Italia sarebbero 162 gli affiliati all’Isis che, per conto dell’organizzazione terroristica, portano avanti la jihad. L’allarme arriva da fonti dell’intelligence israeliana, che da tempo monitora i movimenti dello Stato islamico in Occidente. La nuova strategia del Califfato, infatti, dopo una fase iniziale in cui ha dirottato centinaia di terroristi in tutta Europa attraverso gli sbarchi di profughi sulle nostre coste, ora è passata alla fase operativa.

Gli attentati di Parigi, secondo le fonti de Il Tempo, sarebbero la prova dell’inizio di questa nuova fase. Oltre che in Italia gli infiltrati sarebbero presenti anche in Francia (con 350 unità), Gran Bretagna (622), Belgio (75), Olanda (83), Svezia (125), Danimarca (43) e Germania (220). Non si tratta però di «lupi solitari», ma di ben altre presenze oscure, in maggior parte seconde e terze generazioni di immigrati, dotati di regolari passaporti rilasciati dai Paesi europei e che hanno il compito di monitorare l’ambiente e organizzare eventuali attacchi. In altri casi gli jihadisti sono arrivati in Europa con documenti falsi e profili professionali da esibire per mischiarsi al tessuto sociale: operatori dei media, informatici, ingegneri e traduttori.

La mappa degli obiettivi da colpire in Europa, poi, sarebbe già pronta. La strategia dell’Isis,dunque, prevederebbe l’attacco in simultanea in dieci Paesi europei sullo stile di quanto accaduto in Francia e in Belgio. Il tutto sarebbe affidato non solo agli atti volontaristici dei «lupi solitari» o delle cellule in sonno, ma anche ad un vero e proprio segnale di partenza dato dalla base dell’organizzazione. Sul web, inoltre, all’interno dei siti jihadisti sarebbe già partita la consultazione per identificare il primo luogo in cui compiere un attentato. Una volta raggiunto il quorum, quindi, dovrebbe partire l’ordine di compiere l’azione. Un macabro rituale, insomma, usato dall’Isis anche dopo la cattura del pilota giordano e in cui si chiedeva agli internauti di scegliere il modo in cui avrebbero voluto che l’ostaggio fosse giustiziato.

Le indicazioni che provengono da fonti dell’intelligence israeliana trovano, forse, già un primo riscontro in quanto accaduto ieri a Milano. Un incendio, probabilmente di natura dolosa, è scoppiato intorno alle 5:30 di mattina nella sede della casa editrice Excalibur, in via Salsomaggiore, in zona piazzale Istria. Secondo i primi rilievi della polizia, sarebbe stato versato del liquido infiammabile all’interno della libreria della casa editrice. Le fiamme hanno bruciato diversi libri e creato qualche danno di lieve entità alle pareti. Una vicenda al momento scollegata dal circuito del terrorismo di matrice islamica. Esistono, però, delle coincidenze che saranno oggetto di indagine da parte degli investigatori. ll titolare della casa editrice, Riccardo Mazzoni, è anche vicepresidente del Museo del fumetto dello «Spazio Wow» di viale Campania 12, dove per il 7 febbraio è prevista l’inaugurazione di una mostra-omaggio dedicata al giornale satirico francese Charlie Hebdo. Al momento non risulta siano mai pervenute minacce alla casa editrice o al suo proprietario. Due settimane fa, però, un altro incendio si era sviluppato proprio nella sede di viale Campania, dove sabato è prevista la mostra per ricordare la strage di Parigi. Sulla vicenda, inoltre, la Procura di Milano aprirà un fascicolo per accertare le cause del rogo e gli eventuali legami con la mostra di vignette satiriche in omaggio a Charlie Hebdo. La follia jihadista, infatti, non sempre si manifesta con azioni eclatanti. In alcuni casi anche piccoli segnali, magari legati ad azioni messe in campo in modo individuale, possono nascondere un disegno criminoso ben più complesso. I nuovi terroristi, che volontariamente hanno abbracciato la jihad proposta dallo Stato islamico, non frequentano le moschee e non entrano in contatto con le organizzazioni islamiste. Questo rende più difficile la loro identificazione e più pericolosa la minaccia che sono in grado di rappresentare. L’ascesa di Abu Bakr al-Baghdadi e la ricostituzione del Califfato, dimostrano che forse non è stato tenuto in debito conto il moto perpetuo del jihad. Come sosteneva Anwar al Awlaki, l’ispiratore dei fratelli Kouachi, autori della strage al giornale satirico francese Charlie Hebdo: «Questa (la jihad, ndr), è del tutto simile ad una polvere che non si posa mai».

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Tutti in delirio per l'arrivo di Silvio Berlusconi alla convention di Fiuggi

Degrado capitale, la stazione Termini è un  vespasiano a cielo aperto
La cassanata definitiva: "Ci ho ripensato, continuo a giocare"
Dopo le liti in tv relax al mare: Adriana Volpe in versione sirenetta