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11/01/2015 06:07

IL TERRORE TRA NOI

Maria Giulia pasionaria dell’Isis convertita dopo un amore fallito

Fatima, la foreign fighter "in chiaro" su Facebook. Il social network è il megafono delle sue battaglie anticristiane

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Si chiama Maria Giulia Sergio la giovane combattente italiana che si sarebbe arruolata nelle milizie di Al Baghdadi. È nata a Torre del Greco, in provincia di Napoli il 23 settembre 1987: da tre mesi, ha fatto perdere le tracce tra le gole e le vallate dove i terroristi dell'Isis stanno conducendo un'offensiva a tutto campo contro l'esercito di Bashar Assad. I servizi segreti e il Ros dei carabinieri ipotizzano che faccia parte dei «foreign fighters», i combattenti di frontiera provenienti dall'Europa attivi nei teatri di guerra mediorientali. Lupi solitari, come si chiamano nel gergo dell'intelligence, che una volta ritornati in patria (quando gli riesce) diventano bombe a orologeria incontrollabili, come purtroppo dimostrato appena pochi giorni fa dalla strage di "Charlie Hebdo" a Parigi.

Una vita difficile, quella della ventisettenne napoletana convertitasi all'Islam dopo il primo matrimonio (fallito) con un cittadino marocchino. Un nuovo compagno albanese, il trasferimento prima a Inzago insieme alla famiglia e poi a Grosseto: tutto accade nel giro di pochi mesi. Sul finire del 2012, si completa la trasformazione radicale che la porta a studiare il Corano e a indossare il «niqab», il velo che copre integralmente il volto e il corpo di cui è fervente e severa osservante. Com'è peraltro facilmente intuibile dando uno sguardo alla foto del suo profilo Facebook dove il suo viso non compare mai.

Cambia pure nome: diventa Fatima Az Zahra. Frequenta la moschea di Treviglio e i luoghi di culto toscani non facendo mistero, nemmeno in pubblico, di ritenere giusti il jihad e la crociata contro la Cristianità. Il suo social network diventa il megafono delle posizioni più oltranziste della Guerra Santa contro Roma e l'Occidente cristiano.

La difesa delle tradizioni islamiche è rigidissima tant'è che quando si profila l'approvazione della proposta di legge Sbai-Contento e Mantini-Tassone per impedire di vestire il burqa in Italia, Maria Giulia firma una petizione sul web indirizzata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Con lei, si schierano pure la mamma e la sorella Marianna (di tre anni più grande), tutte convertitesi al credo di Allah insieme al padre. Scorrendo sul web la lista dei sostenitori della proposta di abolizione della norma, considerata contraria alla libertà di religione, si trovano anche i nomi di Barbara Farina e Giuliano Delnevo. La prima è la moglie dell'ex Imam di Carmagnola (Torino), Abdul Qadir Fall Mamour, espulso dall'Italia dieci anni fa su ordine dall'allora ministro dell'Interno Beppe Pisanu per motivi di ordine pubblico. Il secondo, invece, è lo studente genovese morto nel maggio scorso combattendo contro il governo di Damasco.

I movimenti della combattente napoletana sono stati monitorati passo dopo passo. Appena atterrata in Turchia, Maria Giulia avrebbe proseguito con un volo di linea interno verso la città di Gaziantep nell'Anatolia del Sud da dove probabilmente ha raggiunto i territori vicino a Damasco utilizzando i «corridoi» invisibili ]allestiti dai terroristi dell'Isis lungo i passi di montagna di quella regione per far transitare armi e vivere e clandestini utili alla causa dei seguaci di Maometto. Superato il confine, di lei si perdono le tracce. Cessano i contatti telefonici con i familiari e il cellulare diventa muto.

Non aggancia più alcuna cella e non riceve più ricariche telefoniche che fino a qualche giorno prima le avevano assicurato il credito necessario per parlare coi parenti. Gli esperti del Viminale ritengono che possa servirsi di sistemi di comunicazione sul web (tipo Skype o Viber) per impedire eventuali intercettazioni. È probabile che con Maria Giulia siano partiti anche alcuni amici del secondo compagno appartenenti a una comunità albanese islamica di Grosseto particolarmente sensibile al fascino dell'Islam e della chiamata alle armi nel nome del Califfato.

Simone Di Meo






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