venerdì 30 settembre 2016

.
Sfogliatore
ACQUISTA EDIZIONE
LEGGI L’EDIZIONE
15/11/2014 09:18

SCANDALO

«Risarcite i contagiati da epatite e aids»

Potrebbero essere 7.000 quelli che hanno contratto le malattie per il sangue infetto. Strasburgo ordina all’Italia di rimborsarne 34 con 50.000 euro a testa 

A più di vent'anni di distanza dalla sua esplosione lo scandalo del sangue infetto - una delle più inquietanti e dimenticate vergogne della Prima Repubblica, ad oggi senza colpevoli sotto il profilo penale - torna a bussare alla coscienza e alle casse del nostro Paese, trascinata di nuovo in primo piano dalla Corte europea dei diritti umani. L'altro ieri infatti, nell'indifferenza generale, è arrivata da Strasburgo la notizia che il nostro governo è stato condannato a risarcire 34 persone con circa 50.000 euro a testa. Il primo chicco, di una possibile grandinata. La riscossa di una vera e propria armata di umiliati e offesi, uomini e donne con l'esistenza stravolta da malattie come l'Aids e l'epatite C, contratte per colpa dello Stato e che allo Stato ora rischiano di costare milioni di euro.
I vincitori di Strasburgo sono, infatti, una piccolissima fetta dei circa 7.000 tra contagiati e parenti di persone decedute che da anni attendono inutilmente un risarcimento da parte del ministero della Salute, già riconosciuto responsabile da varie sentenze in sede civile per gli omessi controlli che portarono in circolazione le sacche di plasma infetto responsabili del contagio con virus letali di emofilici, talassemici e trasfusi occasionali tra la fine degli anni Settanta e la fine degli Ottanta. Parte di questi (o dei parenti) sono stati risarciti grazie alle cause vinte dai singoli contro il ministero della Salute e a una transazione del 2004. Per i tanti rimasti fuori dall'accordo, nel 2007 il Parlamento votò una nuova transazione, destinata a risarcire chi aveva fatto causa allo Stato (nel frattempo in affanno per le condanne che piovevano in varie parti d'Italia) entro il 31 dicembre 2007. In circa 7.000 manifestarono la disponibilità ad aderire.
Nonostante dal 2008 in poi siano stati accantonati 180 milioni di euro all'anno, ad oggi solo una stretta minoranza dei 7.000 è stata ammessa alla transazione. Nel 2012 infatti un decreto ministeriale ha introdotto un nuovo termine di prescrizione, e da allora «il 70 per cento dei malati o dei parenti di deceduti ha ricevuto l'annuncio che non avrebbe ricevuto un euro dallo Stato», spiega l'avvocato Anton Giulio Lana, che da anni segue le vittime del sangue infetto. A questa massa di esclusi non è rimasto che aggrapparsi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Fino all'estate appena trascorsa Strasburgo è stata bombardata di ricorsi, tanto da rivolgersi al governo Italiano per chiedere spiegazioni. Il ministro Lorenzin, pungolato dalla perplessità dei giudici europei, quest'estate ha introdotto un emendamento al decreto di riforma della P.A. della Madia: una riparazione da 100.000 euro - entro il 2017 - per gli esclusi dalla transazione del 2007 a patto che rinuncino a qualunque iniziativa legale nei confronti dello Stato.
Proprio in questi giorni i danneggiati stanno ricevendo le raccomandate che li invitano a decidere, dopo sette anni di attesa, nel giro di due settimane. Qualcuno, stremato da anni di umiliazioni, spese mediche e legali, ha deciso di accettare. In molti invece vogliono andare avanti senza più fidarsi delle promesse dello Stato. «Con la sentenza dell'altro ieri i giudici di Strasburgo hanno punito il ritardo subito dai giudizi di risarcimento in Italia», spiega l'avvocato Lana. «Ma noi aspettiamo l'esito dei primi ricorsi per la lesione del diritto alla vita provocata dai mancati controlli che hanno portato la gente ad ammalarsi e a morire». Nel 2009 venti vittime dello scandalo «sangue infetto» - sempre rivolgendosi a Strasburgo - avevano ottenuto un risarcimento da 450.000 euro ciascuno (650.000 per i parenti di deceduti). «Se le cifre dei risarcimenti per le morti e i contagi dovessero essere queste», conclude Lana, «l'esborso per lo Stato potrebbe essere nell'ordine dei miliardi di euro».

Martino Villosio






consenso al trattamento dei dati
I commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla redazione






Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta
Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro