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In 296 giorni picchiati in trecento La dura vita dei cronisti calpestati

Botte, calci nel sedere, manate in faccia e insulti a iosa. Lo hanno persino scaraventato di peso dentro la Fontana di Trevi. Ma la jena Filippo Roma è solo uno dei tantissimi giornalisti caduti sul campo nel quotidiano lavoro di documentare la realtà. Nella foto accanto lo vediamo in fuga dopo un inutile tentativo di consegnare un sedere di plastica all’ex ministro Brunetta. «Si era candidato a sindaco di Venezia ma aveva un solo culo per mettersi su due poltrone, il secondo sedere volevamo darglielo noi» ricorda il giornalista di Italia Uno.

Nei primi 296 giorni del 2014 Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio diretto da Alberto Spampinato, fratello del giornalista ucciso dalla mafia, ha documentato minacce a 329 giornalisti. E reso note minacce ad altri 85 giornalisti per episodi degli anni precedenti conosciuti dall’Osservatorio solo adesso. Dal 2006 il totale è 2053. Ma per un cronista che denuncia altri 10 stanno zitti. «Secondo le stime - spiega Spampinato - dietro ogni intimidazione documentata dall’Osservatorio almeno altre dieci restano ignote perché le vittime non hanno la forza di renderle pubbliche».

L’aggressione alla troupe di Gimmy Ghione da parte di un gruppo di nuovi poveri romani che dormono alla stazione Termini mercoledì sera è solo l’ultima. Domenica scorsa, una giornalista di Telereggio, Ines Conradi, è stata presa a calci e schiaffi, sfregiata a coltellate e minacciata di morte mentre documentava un incidente stradale, da due familiari di una donna finita con l’auto fuori strada.

Il 3 ottobre Nello Trocchia, di La Gabbia, stava seguendo il corteo anti-BCE, quando alcuni manifestanti lo hanno preso a calci e spinte, gli hanno strappato il microfono e lo hanno gettato via. Il 5 ottobre un cronista del Corriere del Mezzogiorno, Carmine Benincasa, è stato aggredito e minacciato, perché aveva filmato i fuochi d’artificio lanciati da una zona vicina ai passanti, a Cava de’ Tirreni, a suo avviso senza rispettare la distanza di sicurezza. Una giornalista di Pomeriggio5, Laura Magli, è stata aggredita a Govone insieme al cameraman dal marito di una donna sparita da mesi: quando ha visto la giornalista e il cameraman attenderlo davanti casa ha prima rotto la telecamera gettandola a terra, poi ha colpito Magli con un oggetto di legno. Ma le violenze non sono solo fisiche. Il 29 settembre, durante consiglio comunale un consigliere ha intimato a una giornalista de Il Roma, Maria Celeste Gubitosa, di non scattare fotografie e ha poi chiesto di cancellare le foto richiamandosi al regolamento del Consiglio comunale che vieta riprese video e audio ma non le foto.

Il Tempo quasi ogni giorno paga il suo tributo nel quotidiano lavoro di documentazione del degrado di Roma, con fotografi e giornalisti messi in fuga e minacciati ogni volta che scovano una nuova baraccopoli. Ma ricordiamo solo l’aggressione a un fotografo dell’agenzia Gmt che fornisce le immagini al quotidiano. Simone Ferraro fu picchiato dal trans Natalì in via Gradoli, a marzo 2009, che gli ruppe anche la macchina fotografica, per un servizio che non aveva nulla a che fare con la trans coinvolta nel caso Marrazzo.

«Stampa romana è molto attenta - conferma Paolo Butturini, segretario Asr che ospita l’osservatorio Ossigeno, associazione promossa da Federazione della Stampa, Ordine nazionale dei giornalisti e Stampa romana - le aggressioni minacciano l’incolumità dei cronisti e sono un rischio soprattutto per la libertà di informazione. Le minacce ledono la capacità di essere al servizio dei cittadini, in un clima generale di restringimento degli spazi di libertà, quindi l’informazione, primo caposaldo della tenuta democratica è più esposta di altri e sta in mezzo alle contraddizione di un Paese in crisi di identità».

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