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Gli autisti: «Il cane sbava e vomita» Così i taxi lasciano a piedi i ciechi VIDEO

La via Crucis di Sabrina e della sua guida a quattro zampe rifiutati dalle auto pubbliche

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Ciechi

«Mi dispiace ma qui non salite», il finestrino si alza e il taxi accenna una sgommata saltando così il cliente in corsia privilegiata per dirigersi verso altri passeggeri «normali». Sabrina ed Elettra restano sul ciglio del marciapiede. Sono abituate a subire situazioni simili. Le protagoniste di questa assurda storia romana sono una donna cieca, il suo cane guida e i tassisti che si rifiutano di farla salire a bordo con l'accompagnatore a quattro zampe. Sabrina ha concesso a noi de «Il Tempo» di poterle stare accanto per documentare cosa accade, sotto l'indifferenza generale, per le strade della Capitale. Prima di iniziare questo viaggio nell'intolleranza occorre partire da un fondamentale presupposto: il regolamento comunale che disciplina gli NCC e Taxi recita testualmente: Il cane guida che accompagna la persona disabile della vista (cieco o ipovedente) non può essere separato dallo stesso in quanto considerato "ausilio per persona disabile", è quindi tutelato dalla legge (n.37 del 1974, integrata dalla Legge n. 60 dell'8 febbraio 2006 pubblicata nella G. U. n. 52 del 3 marzo 2006), che garantisce ovunque senza limitazione l'ingresso gratuito al cane guida che accompagna disabile visivo anche dove i cani normalmente non sono ammessi (es.: taxi, trasporti pubblici, ambulanze, esercizi commerciali, ospedali, chiese, hotel, scuole, ecc.). La trasgressione di tale legge comporta una sanzione da 500 a 2.500 euro, e non va esclusa l'eventuale denuncia da parte della persona disabile per discriminazione. L'autista è esonerato da tale dovere solo se dimostra, tramite certificato rilasciato da una ASL, di essere allergico al pelo dell'animale». Ebbene il bilancio di questa due giorni con Sabrina ed il suo dolcissimo golden retriever è raccapricciante: su otto taxi testati, fra stazione Termini e Piazzale Douhet, solo due hanno accettato di far entrare in auto la donna e il cane. In nessun caso di rifiuto abbiamo letto certificati medici che salvassero il tassista da tale responsabilità. Ore 22,15. Stazione Termini: Sabrina ed Elettra scendono dal treno che, un week end al mese, le porta fuori città. Ad accompagnarle alla fermata dei taxi su via Marsala, dove le attendiamo, è un assistente delle Ferrovie dello Stato. Naturalmente saltiamo la fila poiché vi è una corsia preferenziale che ci consente di avere la precedenza all'ingresso dei taxi. Da qui in poi andrà in scena l'inciviltà. Una prima auto rallenta, il conducente invece di scendere abbassa il finestrino, primo campanello d'allarme. Lo stewart si avvicina e invita il tassista a far salire a bordo Sabrina ed Elettra ma egli spiega che « è allergico, non è fornito di un tappetino nel bagagliaio e poi se il cane perde peli non può salire». A nulla servirà sciorinare diritti del passeggero e doveri del conducente che dietro già un altro taxi suona il clacson: intima di far presto. Ne arriva un terzo: tira dritto anche lui, ma solo di pochi metri, perché si ferma, sprezzante, a caricare i bagagli di passeggeri senza animali e all'assistente che rivendica la precedenza replica: «me dispiace ma nun prendo cani, la settimana scorsa uno mi ha vomitato in macchina e l'ho dovuta lavare». Stabiliamo così di posizionarci per strada e fermare di peso il quarto e quinto taxi che, furbescamente, ancor prima di imboccare l'ingresso a loro riservato, ingranano la retromarcia per cambiare direzione. Siamo davvero scoraggiati e anche l'aiutante inizia a spazientirsi dinanzi a tanta inciviltà. Quando le nostre speranze incominciano a ridursi al lumicino giunge il sesto che, fortunatamente, si ferma e fa salire a bordo Sabrina ed Elettra. Sono le 22,45: abbiamo trascorso mezz'ora prima di veder riconosciuto un diritto, pari a quello di tutti gli altri. In questo caso l'assistente delle Ferrovie dello Stato, non avendo altri disabili da accogliere ai binari, è rimasto a dare una mano a Sabrina. Se così non fosse stato la donna avrebbe passato molto più tempo invano a chiedere aiuto, di notte. Decidiamo di continuare a testare la disponibilità dei taxi. Di giorno e in un luogo diverso. Ore 17,30. Piazzale Douhet. La coraggiosa Sabrina e la fida Elettra ci raggiungono ad un parco taxi. Non c'è nessuno. Quindi aspettiamo. Anche qui passa un taxi tirando dritto. È il settimo che rifiuta un cane guida. Non ci meravigliamo. Arriva l'ottavo. Come da copione gli chiediamo di salire e lui impasta la solita scappatoia, oramai la recitiamo a memoria: «Io non accetto animali, perde peli, non ho spazio nel bagagliaio»; decidiamo di calcare la mano ricordandogli che, se non è allergico al pelo dell'animale, ha il dovere di accogliere un cane guida. Dopo le titubanze iniziali, e grazie al nostro pressing, finalmente fa salire Sabrina ed Elettra. La nostra due giorni finisce qui. È stata pesante, difficile, umiliante. I tassisti dovranno iniziare a preoccuparsi, perché le targhe raccolte in questa inchiesta sono già finite in una denuncia che Sabrina ha inviato alla cooperativa taxi e all'assessorato alla mobilità del Comune di Roma. Perché per un «per un caso di cecità fisica, se ne hanno mille di cecità morale».

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