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Quel filo tra Portogallo e Italia sul set della partita fantasma

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Quel filo tra Portogallo e Italia sul set della partita fantasma

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Si arricchisce di nuovi atti e personaggi la farsa della partita fantasma raccontata da Il Tempo il 7 agosto scorso. Insospettabili fili rossi che collegano i campi periferici del Portogallo alla provincia italiana e che si intrecciano alle inchieste nostrane sul calcioscommesse.

La recita va in scena domenica 4 agosto, ore 9 del mattino, sul campo del Sao Joao de Ver, trenta chilometri a sud di Oporto. Anomala amichevole estiva tra i portoghesi del Sc Freamunde - che stranamente la sera prima erano inpegnati in una gara ufficiale con il Portimonense - e gli spagnoli del Sd Ponferradina, club che militano entrambi nelle serie cadette dei rispettivi Paesi. Almeno questo è quello che annunciava il sito internet della squadra lusitana prima che venisse misteriosamente oscurato al termine della partita ma soprattutto delle relative scommesse. Infatti la gara era stata quotata da diversi siti di betting e seguita dalla società Running Ball con sede in Svizzera che ha fornito i dati alle piattaforme di gioco. Una partita minore giocata in un Paese dove non c’è l’obbligo, da parte dei club, di informare la Federcalcio locale e che ha attirato scommesse per milioni di dollari su Under e Over (numero di gol segnati superiori o inferiori a un dato valore) sia nel primo sia nel secondo tempo. Un’anomalia che ha spinto Federbet, l’organizzazione contro il match-fixing, partner della serie B spagnola in cui milita il Ponferradina, a segnalare all’autorità giudiziaria l’oscillazione sospetta di alcune quote. Una valanga di giocate online vincenti nel caso in cui la partita fosse finita con tre reti - eventualità che si è magicamente verificata, anche se poi il risultato è stato annullato dai bookmaker - a prescindere da chi le avesse segnate. Un chiaro caso di combine legato alle scommesse, si penserà. Un canovaccio già visto. Ecco allora il colpo di scena degno di una commedia alla «Totò truffa» o di un testo di Pirandello: il Ponferradina, quella gara, non l’ha mai giocata: il club ha dimostrato che nessun tesserato vi ha partecipato. Diversa la posizione dei portoghesi, protagonisti in passato di altre gare sospette come quella con il Covilha di poche settimane prima. In un primo momento si era pensato che il Freamunde avesse giocato contro una squadra di figuranti sotto gli occhi dell’arbitro e del reporter della società incaricata di fornire i dati della partita al circuito del betting. Ipotesi realistica, anche se grottesca: la partita è finita 2-1 per gli spagnoli, pardon, per gli attori. Risultato poco onorevole per dei professionisti come quelli del club portoghese.

In realtà la situazione è più complicata. Le indagini seguite alla denuncia di Federbet hanno evidenziato stranezze e coincidenze sospette, degne comunque dell’intreccio surreale fin qui raccontato. Basti pensare che il custode del campo afferma che la gara sia stata giocata da 22 ragazzi con le maglie più disparate, quelle dei campioni del Real o della Juve. Una partitella tra amici, che se ne sarebbero anche andati via senza pagare. Il presidente del Sao Joao de Ver, invece, dice che i club hanno giocato con le maglie ufficiali ma non c’era arbitro né pubblico e che alla fine l’affito del campo ha fruttato 500 euro. I sospettati numero uno restano quelli del Freamunde. La dirigenza, a quanto si apprende, cade dalle nuvole e parla di un attacco hacker al sito del club evocando responsabilità di terzi. Le indagini proseguiranno, ma la notizia che dà oggi Il Tempo - le scommesse sospette su Ascoli-Ancona 5-3, coppa Italia di Lega Pro - fanno emergere quella che per il momento appare come una singolare coincidenza. Ebbene, il direttore sportivo del Freamunde è Hilario Paulino Neves Freitas Leal, difensore portoghese con un passato in Italia: a Perugia dal 1998 al 2002 e nella Sambenedettese dal 2003 al 2005. Due piazze in cui, proprio in quegli anni ha operato da dirigente Ermanno Pieroni, in seguito presidente dell’Ancona e condannato per la bancarotta della società adriatica, nonché indagato per calcioscommesse in uno dei filoni dell’inchiesta Last Bet. Nel mirino della procura di Cremona finivano, tra l’altro, numerose partite dell’Ascoli. Un rapido cambio di scena dall’entroterra portoghese alle dolci colline delle Marche.

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