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La lista segreta dei centri per rifugiati. Marea di immigrati in arrivo a Roma

Saranno più di 2600 i rifugiati che arriveranno in città. Ecco dove andranno a vivere
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L'invasione di rifugiati, più di 2.500 persone per lo più uomini, è sulla carta da settimane, blindata però negli uffici dell'assessorato alle Politiche Sociali di Roma, che per evitare insurrezioni popolari non lo ha comunicato ai cittadini. Si tratta di 2.630 persone in arrivo, la maggior parte nel quadrante est della Capitale, distribuiti tra 48 centri gestiti dalle "solite" coop. La mobilitazione, però, è giàa cominciata: «Hanno iniziato a scaricare i letti, così abbiamo scoperto che sarebbero arrivati».

Il Tempo ha potuto visionare in anteprima l'elenco dei nuovi centri di accoglienza che Roma si prepara ad allestire in piena emergenza sbarchi. Parliamo del programma Sprar, «Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati» costituito dalla rete degli enti locali che accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo. Per il triennio 2014/2016, nel quadro dell'accordo tra ministero dell'Interno e Anci, si prevede su scala nazionale una capacità ricettiva di 16mila posti, e i numeri più importanti si registrano su Roma, «capofila» rispetto ad altre città come Milano, che si vede assegnati 142 arrivi, o Firenze, appena 65. Lievitano costì anche i costi: circa 35 milioni di euro l'anno, di cui 7 a carico dell'amministrazione capitolina, la parte restante cofinanziata a livello governativo.    

 

 

 

RICHIEDENTI ASILO

 

 

L’ultimo rapporto annuale Sprar riferito al biennio 2012-2013 sottolinea l’incremento del numero di rifugiati e richiedenti asilo accolti dagli enti locali, 7.823 beneficiari, 225 in più rispetto al 2011 a fronte di un totale di 3.979 posti di accoglienza finanziati nel 2012, che si concentrano in Sicilia (892, il 22,4%), al secondo posto Lazio (494, il 12,4%) poi Puglia (334, 8,4%) ed Emilia Romagna (322, 8,1%). Quest’anno Roma ha partecipato al bando Sprar offrendo un’accoglienza che la distingue dal resto dei comuni italiani, 2.581 posti assegnati a cui se ne aggiungono 516 da mettere eventualmente a disposizione. Il decreto ministeriale che disciplina la presentazione delle domande di contributo regola anche la ripartizione degli arrivi. Come spiegano dal Servizio centrale che coordina il programma «alcuni enti locali hanno richiesto di andare in deroga a tale articolo e la commissione di valutazione del ministero dell’Interno ha di volta in volta esaminato le richieste, tenendo conto soprattutto di quelle provenienti dalle grandi città, Roma inclusa». Nella graduatoria recentemente pubblicata, si stimano i costi: 35 milioni 732mila euro all’anno, dal 2014 al 2016, stanziati a livello governativo di cui 7 milioni 234mila, sempre ogni anno, in capo al Comune di Roma. Agli enti gestori, cioè associazioni o cooperative individuate dall’amministrazione per l’allestimento delle strutture, è stato comunicato che verrà riconosciuta una quota di 28 euro al giorno (Iva inclusa) per persona ospitata, su questo fronte restano però diversi aspetti da chiarire: dichiarata l’accoglienza, ad oggi il Comune di Roma non ha ancora firmato nessuna convenzione.

 

 

LA MAPPA DEL CAOS

 

 

L’individuazione dei nuovi centri sembra non soddisfare nessuno, a partire dai vari «aggiudicatari». Già dalla fine dell’anno scorso, proprio in previsione del bando Sprar, le associazioni sono al lavoro per censire le aree idonee «ma il Comune deve ancora corrisponderci i fondi del 2013 - obiettano - vorremmo chiedere un anticipo sull’accoglienza del 2014 anche per allestire i centri, ma come facciamo se non hanno ancora firmato le convenzioni?». «Aspettano le elezioni», obiettano i residenti, totalmente esclusi dalla nuova "mappa": «Qualche settimana fa la parrucchiera ha visto che stavano scaricando i letti nell’ex supermercato, ora uno stabile vuoto - racconta Domenico Corsale a nome degli abitanti di Settecamini, area che dovrebbe accogliere 120 rifugiati - abbiamo saputo così che stavano preparando il centro, senza essere minimamente avvisati». Anche ieri il quartiere Settecamini si è radunato fuori dall’assessorato alle Politiche sociali di Rita Cutini per chiedere una revoca definitiva del provvedimento di assegnazione, nel frattempo «congelato» a causa delle proteste: se ne riparlerà il 28, quando è stato fissato un incontro al quale parteciperà il minisindaco del Municipio. A Ponte di Nona, invece, gli «ospiti» sono già arrivati, una sessantina di persone per lo più africani richiedenti asilo, ospitati nell’ex hotel Roma Est, un tre stelle su via Giorgio Grappelli: «Nessuno ci ha avvisato -incalza Franco Pirina del Caop Ponte di Nona, associazione in prima linea per la sicurezza - stanno affacciati alla finestra o giocano a pallone, non dovrebbero invece partecipare a progetti di integrazione?».

 

 

SILENZI ELETTORALI

 

 

Per l’opposizione non è un caso che la lista dei centri di accoglienza non sia stata pubblicizzata, tantomeno concordata coi residenti dei vari quadranti. «L’ammucchiata Pd-Ncd ha scaricato sulla nostra città e sulle periferie romane il peso economico e sociale dell’immigrazione selvaggia - attacca Fabrizio Ghera, capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale in Campidoglio - È gravissimo che il sindaco Marino non abbia messo a conoscenza i cittadini della realizzazione dei centri di accoglienza, strutture che oggi conosciamo solo grazie all’accesso agli atti fatto dal sottoscritto». «È imbarazzante la gestione del programma Sprar da parte del Governo - aggiunge Fabio Rampelli, vicecapogruppo di FdI-Alleanza Nazionale alla Camera - distribuire fondi per l’accoglienza di rifugiati politici ai Comuni senza una concertazione con le realtà locali. Mentre il Governo si sciacqua la bocca con l’accoglienza, un’altra bomba a orologeria è stata innescata». Sulla stessa linea Ignazio Cozzoli (Fi), vicepresidente della commissione capitolina Politiche sociali: «Settecamini sarà al centro di un’apposita seduta in cui si dovrà arrivare ad una ricollocazione: quel quadrante è già devastato».

 

 

Rifugiati

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