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22/04/2014 06:06

SEGRETI DI PULCINELLA

«Renzi toglie il segreto di Stato». Ma è stato cancellato dal ’77

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Agli ignari telespettatori del TG3 delle 19 di domenica 20 aprile sono stati propinati due minuti di micidiale «disinformazione», a proposito di presunti segreti di Stato che avrebbero impedito di svelare i veri responsabili della tragica stagione dello stragismo in Italia, da piazza Fontana (1969) alle stragi di mafia del 1992. Questi i passaggi principali del servizio del TG3:

«Renzi ha promesso di abolire il segreto di Stato che sinora ha impedito di attribuire colpe e responsabilità per molte stragi che hanno segnato la storia della nostra Repubblica… Piazza Fontana, treno Italicus, stazione di Bologna (...). Ora il segreto di Stato sulla stagione delle stragi verrà levato; lo ha promesso in un’intervista a Repubblica Matteo Renzi».

Un inarrivabile concentrato di inesattezze e falsità. Andando infatti a rileggere ciò che realmente ha detto Renzi a «Repubblica», ci si accorge che egli non ha mai evocato, giustamente, il segreto di Stato: «Vorrei introdurre il principio della «total disclosure» ... abbiamo deciso di desecretare gli atti delle principale vicende che hanno colpito il nostro Paese e trasferirli all’Archivio di Stato. Per essere chiari: tutti i documenti delle stragi di Piazza Fontana, dell’Italicus o della bomba di Bologna».

Queste sue parole costituiscono già una plateale smentita al citato servizio. Sarebbe stato d’altronde clamoroso se il presidente del Consiglio fosse incappato in un infortunio simile.

Infatti, come dovrebbero sapere tutti i giornalisti (e tutti gli addetti ai lavori) che si occupano o si sono occupati di terrorismo, il segreto di Stato non è mai stato apposto in nessuna delle vicende stragiste che hanno insanguinato la nostra storia repubblicana. Infatti, l’articolo 12 della legge 801 di riforma dei servizi segreti, approvata nell’ottobre 1977, precisava che «in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell’ordine Costituzionale». Analogamente la legge 124, dell’agosto 2007, che riforma la precedente, all’articolo 39 ribadisce che «in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato notizie, documenti o cose relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell’ordine costituzionale». Vediamo quindi di capire cosa ha voluto dire esattamente Renzi. Quello che il presidente del Consiglio pare si proponga di fare è di «desecretare», ossia di rimuovere le classifiche di segretezza – apposte dai cosiddetti enti originatori – che ancora gravano su migliaia di carte raccolte ad esempio dalla Commissione stragi (1988-2001), riguardanti molti filoni di indagini di quella commissione parlamentare bicamerale riguardanti appunto la tragica stagione delle stragi, o il caso Moro. Su questa falsariga c’è da auspicare che vengano «desecretate» anche moltissime carte della Commissione Mitrokhin riguardanti ad esempio la strage di Bologna.

Proposito lodevole quello di Renzi, che ci auguriamo venga realizzato, sperando però che questa operazione di «total disclosure» – come l’ha chiamata lo stesso Renzi – che dovrebbe concretizzarsi nel versamento delle carte desecretate all’Archivio centrale dello Stato, non si riveli poi una beffa, ossia un passaggio dalla padella alla brace.

Il ginepraio legislativo che regola l’accessibilità agli archivi italiani è infatti particolarmente intricato, tanto che è previsto anche il caso di un lasso di tempo di 70 anni prima che si possa accedere a determinati documenti.

È tempo ormai che anche l’Italia adotti finalmente un «freedom of information act» – ossia una legislazione che regoli tempi e modalità sull’accessibilità ai documenti dei servizi segreti (ma non solo), analoga a quella in vigore da decenni negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.

Ancora una considerazione e una domanda: perché si invoca sempre a sproposito il segreto di Stato laddove esso non è mai stato applicato e dove peraltro non è applicabile e invece ci si dimentica di quei casi in cui la sua apposizione è realmente avvenuta?

Ad esempio, tanto per dire, nel procedimento veneziano del 1983 sul traffico d’armi Olp-Brigate rosse o alla vicenda della scomparsa in Libano dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo (2 settembre 1980), episodi a cui il servizio del TG3 non ha fatto alcun cenno; una vicenda quella Toni-De Palo dove il segreto di Stato non solo è stato opposto e confermato nel 1984, ma pure prolungato fino alla scadenza massima dei 30 anni, prevista dalla legge 124 del 2007.

Questo segreto di Stato scadrà appunto alla fine di agosto di quest’anno: tra pochi mesi vedremo davvero se le carte coperte da quel vero segreto – ossia i rapporti tra lo Stato italiano, i nostri servizi e le organizzazioni palestinesi – verranno rese pubbliche e diventeranno accessibili a chiunque voglia consultarle e, in caso negativo, vedremo se coloro i quali insorgono a sproposito ad ogni occasione – ci auguriamo in buonafede e solo per incompetenza – reagiranno in modo adeguato.

Gabriele Paradisi






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