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«Sopra le fragole, sotto rifiuti nocivi»

Un maresciallo della Gdf denuncia i superiori: «Bloccato mentre indagavo Se mi chiamano i magistrati indicherò i siti dove trovare i veleni interrati»

«Sopra le fragole, sotto rifiuti nocivi»

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«Ho visto sotterrare porcherie di ogni genere nei campi tra Aversa e Lusciano, in provincia di Caserta. La guardia di finanza sapeva tutto e ha lasciato fare. Oggi, su quei terreni crescono le fragole. Se le forze di polizia o i magistrati mi chiamano, glielo dico io dove scavare».

Giuseppe Carione è un maresciallo in pensione delle fiamme gialle. È parte lesa in un delicatissimo processo che vede indagati alti ufficiali del suo stesso Corpo, da lui denunciati per presunti insabbiamenti di inchieste e accertamenti fiscali. E in un memoriale inviato al gip di Santa Maria Capua Vetere ha rincarato la dose accusando ex colleghi e superiori di aver contributo, col loro immobilismo, ad avvelenare la Terra dei fuochi.

«Osservammo alcuni camion con cassoni che scaricavano su una tenuta di terreno agricolo, incolto e senza piante, grossi quantitativi di fanghi umidi di colore grigio scuro, mentre un grosso escavatore meccanico provvedeva immediatamente ad occultarli sotto terra - scrive Carione nel documento inviato al giudice, riferendosi a fatti del 2002 -. Tale camion entrava in una fabbrica di trattamento rifiuti con impianto industriale sita alla periferia nord di Trentola Ducenta, in provincia di Caserta, nelle immediate adiacenze della strada che porta a Ischitella ed attigua a un ristorante denominato "Il Mericano"». Dopo questo servizio di appostamento, la guardia di finanza non avrebbe però attivato alcuna attività di indagine.

«Da quel momento non ho saputo più nulla - si legge ancora nella denuncia - e, per quanto mi è dato sapere, non venne informata l'autorità giudiziaria. Non venne effettuato alcun sequestro di terreno agricolo, ove venivano occultati i rifiuti, né sequestrati automezzi, né vennero effettuati arresti di individui seppure vi era la flagranza di una serie di reati ambientali, sanitari, associativi, riciclaggio e fiscali». Ad avvisare Carione e l'allora comandante della compagnia di Aversa sarebbe stato un confidente delle fiamme gialle. Non un doppiogiochista qualunque, ma Gaetano Vassallo, già a quel tempo chiacchierato imprenditore del settore dei rifiuti e futuro collaboratore di giustizia nonché grande accusatore di Nicola Cosentino. «Vassallo mi rivelò che era in atto, in Agro, tra Aversa e Luciano (o Parete) un grosso traffico illecito di rifiuti pericolosi smaltiti su terreni agricoli da parte dei fratelli Roma (Elio e Generoso) di Trentola Ducenta». Ad animare Vassallo non un atto di giustizia, ma una studiata strategia che «mirava a soppiantare i Roma da quella lucrosa attivita» per sostituirsi a loro «nella sua qualità di grosso operatore nel settore dei rifiuti».

Nel prosieguo della nota, Carione fa i nomi di alti ufficiali del Corpo che lo avrebbero ostacolato nell'attività di indagine che oggi sono sott'inchiesta con una seconda richiesta di archiviazione pendente. Che si tratti di un fascicolo particolarmente scottante lo dimostra il particolare che il pm, al momento di iscriverli nel registro degli indagati, per tutelarne l'identità, ha sostituito i nomi di generali e colonnelli con le lettere dell'alfabeto greco alpha, beta, gamma, delta... Allo stesso modo, c'è però da sottolineare che l'apertura dell'indagine è un atto dovuto a seguito della presentazione di una formale denuncia, e che quanto da Carione sostenuto non può incidere in alcun modo sulle molteplici dimostrazioni di lealtà e di sacrificio che la guardia di finanza ha espresso nei territori ad altissima densità criminale come, appunto, la provincia di Caserta.

A due anni dai fatti, e dopo essere stato trasferito improvvisamente a Ischia, come ricostruito dal giornalista Claudio Silvestri sul quotidiano Il Roma, Carione legge che i Roma sono stati arrestati dai carabinieri per traffico di rifiuti. Siamo nel 2005.

«In pratica, quel grosso traffico di rifiuti pericolosi non venne represso nell'anno 2002 dai vertici della Compagnia di Aversa nonostante l'ufficiale comandante ebbe diretta conoscenza dell'illecita attività, né vennero individuati soggetti appartenent al clan dei Casalesi, come non vennero monitorate le attività dello stesso Vassallo che, nel medesimo settore, era considerato un grosso operatore con legami col citato clan».

Contattato da Il Tempo, Carione non solo conferma tutto ciò che ha scritto ma aggiunge: «Vassallo ha continuato a frequentare la caserma ma su tutto ciò che lui ha sversato illegalmente la Finanza non ha indagato. Oggi fa il pentito. Perché non dice, per prima cosa, i suoi rifiuti dove li ha messi? Sono ritornato in quei posti qualche tempo fa. E ho visto che nessuno è andato a scavare. Una parte dei terreni è desertificata, non ci cresce più nemmeno l'erba. L'altra metà ospita invece le serre dove si coltivano le fragole. Le stesse fragole che avranno mangiato finanzieri e camorristi».

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