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Da Luttazzi a Sabani Come rovinare vita e carriera a un vip

È il padre di tutti gli errori giudiziari. Non è il primo in ordine di tempo che ha coinvolto un personaggio famoso, un volto noto del piccolo schermo, un vip insomma. Ma è emblematico, come si dice,...

È il padre di tutti gli errori giudiziari. Non è il primo in ordine di tempo che ha coinvolto un personaggio famoso, un volto noto del piccolo schermo, un vip insomma. Ma è emblematico, come si dice, per l’immensa gravità dello «svarione» e la totale lontananza della vittima dai reati contestati. È il «caso Tortora». Il «re di Portobello» fu condannato senza prove come spacciatore e sodale di Cutolo. Giorgio Bocca lo definì «il più grande esempio di macelleria giudiziaria all’ingrosso del nostro Paese».

Enzo, un elegante signore borghese di opinioni liberali, viene arrestato il 17 giugno 1983 all’hotel Plaza di via del Corso. Lo immortalano in manette, il volto stanco per la notte in bianco, all’uscita della caserma dei carabinieri. Ad accusarlo è il fior fiore della camorra: il pluriomicida Giovanni Pandico, Pasquale Barra, detto «’O ’animale», 67 assassinii sulle spalle, e Gianni Melluso, «il bello». Quest’ultimo è l’unico che, nel 2010, si scusa con la famiglia: «Mi inginocchio davanti alle figlie», dichiara all’Espresso. «Resti pure in piedi», replica Gaia, la terzogenita. Tortora è condannato a 10 anni. Sconta sette mesi in cella e un anno e mezzo circa ai domiciliari. Prima del verdetto diventa eurodeputato. Ma si dimette, rinuncia all’immunità e torna in Italia per farsi arrestare, pur continuando a proclamarsi innocente. Il 15 settembre 1986 è assolto in appello. La Cassazione conferma. Ma la sua richiesta di risarcimento danni (100 milioni) viene rigettata. Il 18 maggio 1988 Tortora muore per un cancro. Nessuno dei camorristi che aveva puntato l’indice contro di lui è indagato per calunnia e Pandico, dal 2012, è un libero cittadino.

Prima era stata la volta di Lelio Luttazzi. Nel giugno del ’70 il conduttore, 46 anni e all’apice del successo, viene arrestato con Walter Chiari per spaccio di droga. Tutto a causa dell’intercettazione di una telefonata in cui si era limitato a girare a uno sconosciuto, che si rivelò poi uno spacciatore, un messaggio di Chiari. Dopo 27 giorni in cella viene rilasciato, la sua posizione processuale stralciata. Tornò in radio nel ’71 con «Hit parade», ma la sua vita fu devastata da quest’esperienza.

Vi ricordate i mondiali dell’82? Come dimenticarli. Il medico della Nazionale era Leonardo Vecchiet, triestino, «classe 1933». L’8 aprile 1994, dodici anni dopo il trionfo degli azzurri, è arrestato a Napoli. Duilio Poggiolini (il re Mida al contrario della Sanità) lo accusa di aver intascato una tangente di 50 milioni (di lire) dal presidente della Sigma-Tau per favorire un prodotto farmaceutico, la carnetina. Ci vuole un decennio perché la decima sezione penale del tribunale di Roma, su richiesta del pm, lo riconosca innocente: il fatto non sussiste. «Questa vicenda mi ha distrutto. Sono stati dieci anni terribili», dirà nel 2004 Vecchiet, scomparso nel febbraio 2007.

Il drammatico elenco continua. Che dire dell’avventura giudiziaria di Serena Grandi? Nel 2003 l’attrice, all’anagrafe Serena Faggioli, protagonista nel fim erotico «Miranda» di Tinto Brass e che nel ’90 recitò anche al fianco di Alberto Sordi, finisce ai domiciliari per quasi sei mesi. È coinvolta in un’inchiesta su un giro di droga e prostituzione. «Mi hanno rovinato la vita e annientato la carriera - dirà la rubiconda attrice - Questa storia mi ha messo una depressione terribile, ho passato mesi a letto». La sua posizione è archiviata nel marzo 2009. Il suo legale, Valerio Spigarelli, chiede 500 mila euro di risarcimento. Nel giugno 2011 la Grandi ne ottiene 60 mila. E ancora: Gioia Scola negli anni ’90 è un’attrice bellissima che cerca di farsi strada nel cinema e nella tv. In «Yuppies 2» interpreta la parte della bruna fatale. Ma non ha fatto i conti con i verbali di un «pentito», Mario Fienga, che racconta ai pm di Napoli storie di camorra e di cocaina. «Mi arrestarono il 7 giugno del ’95 – ricorda – Mi contestavano di essere la mente di un traffico internazionale di stupefacenti fra Brasile e Italia». Di vero c’è solo che Gioia è stata a Rio de Janeiro, nel ’92, per un intervento di chirurgia estetica nella clinica di Ivo Pitanguy, e lì ha un flirt con Vincenzo Buondonno, poi arrestato perché considerato un trafficante di alto livello.

Sempre negli Anni ’90 esplode la vicenda cosiddetta «merolone», che travolge diversi nomi della tv, tra cui il presentatore Gigi Sabani e Valerio Merola. Sabani è accusato di induzione alla prostituzione nei confronti di Raffaella Zardo e Patrizia De Angelis e il 18 giugno 1996 viene messo ai domiciliari per 13 giorni. «Liberato» il primo luglio, il 13 febbraio del ’97 si chiede l’archiviazione dell’inchiesta nei confronti suoi e di Merola. La Corte d’Appello «concede» 24 milioni di risarcimento. Il sostituto procuratore di Biella che lo aveva accusato, Alessandro Chionna, il 10 maggio 1997 sposa a Roma la sua ex-teste nell’inchiesta, Anita Ceccariglia, che per quattro anni era stata la compagna di Gigi, stroncato da un infarto nel settembre di dieci anni dopo.

( 3-Continua )

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