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La favela di Varginha aspetta Francesco

Inutile pensare a cambiamenti. Lo stile di Papa Francesco è quello: vuole il contatto con la gente, stringe mani, abbraccia bambini e disabili, scherza con tutti. La sicurezza? Passa in secondo...

Inutile pensare a cambiamenti. Lo stile di Papa Francesco è quello: vuole il contatto con la gente, stringe mani, abbraccia bambini e disabili, scherza con tutti. La sicurezza? Passa in secondo piano. Del resto, non faceva lo stesso Giovanni Paolo II, soprattutto nei primi tempi del suo ministero petrino? E se il cardinal Bergoglio non aveva paura di girare senza scorta nelle baraccopoli di Buenos Aires, perché il Papa dovrebbe avere timore di recarsi in una favela brasiliana? Certo, la prudenza è d’obbligo. Ma Francesco lo ha detto in mille modi: vuole una Chiesa povera per i poveri, vuole uscire verso le periferie, vuole andare incontro ai sofferenti e agli ultimi. Così, dopo la visita di ieri sera nell’ospedale Saõ Francisco de Assis, oggi tocca alla favela di Varginha. Soltanto dopo il Papa parteciperà alla Festa dei giovani della Gmg sulla spiaggia di Copacabana.

C’è grande attesa nella comunità a nord di Rio, quartiere di Manguinhos, dove di favelas ce ne sono diverse. Baracche di fortuna, regno incontrastato di miseria e malavita. Varginha è la più piccola, ci vivono circa 1100 persone e «gode» di una condizione privilegiata: è stata «pacificata». In altre parole, le ripetute operazioni di polizia ne hanno sottratto il controllo ai narcos ma ciò non toglie che la droga, in particolare il crack, circoli ancora a fiumi.

È in questo panorama di deserto umano e spirituale che il Papa vuole portare una parola di speranza, quella speranza di cui ha parlato ieri nell’omelia davanti alla Madonna di Aparecida. Speranza in Dio ma anche in un riscatto sociale. Le tensioni degli ultimi mesi non preoccupano il Pontefice. Lo ha confermato all’emittente brasiliana O Globo il cardinale Joaõ Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata. Come riporta l’Osservatore romano, il porporato considera la situzione «come un fenomeno positivo, sempre che non sfoci in violenza». Il problema, infatti, «è la violenza, i gruppi che strumentalizzano a volte lo spirito popolare buono». Il Papa si recherà prima nella parrocchia di S. Girolamo Emiliani, poi a piedi raggiungerà il campo di calcio per incontrare la comunità. E dovrebbe addirittura entrare in una delle baracche, quella di due anziane sorelle, Amara e Jovenia Marinho, 82 e 90 anni. È stata la comunità parrocchiale di padre Marcio a scegliere la loro povera abitazione. Alle pareti, un poster del Papa e una riproduzione della Madonna di Aparecida. Qui Francesco dimostrerà che lottare contro la «cultura dello scarto» non è uno slogan vuoto.

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