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Il Pontefice e le radici spirituali dei popoli

di Benedetto Ippolito Papa Francesco sta entrando ormai nella fase centrale del suo Viaggio apostolico in Brasile. Questa sera, sul lungomare di Copacabana, parteciperà alla Festa di accoglienza dei...

Papa Francesco sta entrando ormai nella fase centrale del suo Viaggio apostolico in Brasile. Questa sera, sul lungomare di Copacabana, parteciperà alla Festa di accoglienza dei giovani arrivati per vivere la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù. Durante l’incontro di lunedì scorso con i giornalisti nel volo da Roma a Rio de Janeiro, il Santo Padre ha confermato il suo spiccato senso della realtà, una coscienza del presente che non si esaurisce nel tenere un comportamento normale, nel portare da solo il bagaglio a mano sulla scaletta dell’aereo, ma nel dare rilevanza appropriata alle nuove generazioni. I giovani, ha spiegato, non sono dei leoni e dei ribelli. Sono una risorsa fondamentale dell’umanità, "avendo sempre un’appartenenza a una famiglia, a una patria, a una cultura, a una fede". Sono il futuro, come lo sono, d’altronde, gli anziani, che, vivendo all’estremo opposto della parabola esistenziale, incarnano il valore permanente del passato e la continuità del tempo.

Di qui nasce la certezza che è compito dei ragazzi non essere abbandonati e isolati, non essere lasciati a se stessi. Parole circostanziate e profonde che colpiscono subito nel segno e offrono il senso autentico che Francesco attribuisce a questo tuffo nel cuore del mondo, un continente latino-americano da cui proviene egli stesso e che adesso gli dà l’occasione di comunicare il senso ultimo della sua missione apostolica. Anche se il Papa non è ancora entrato nella fase più intensa del suo pellegrinaggio, ieri, tuttavia, ad Aparecida ha vissuto tre momenti molto spettacolari: la visita al Santuario di Nostra Signora della Concezione, la Messa nella Basilica e, dopo il ritorno a Rio in elicottero, il passaggio dall’Ospedale che reca il suo nome.

Francesco ha scelto per l’Omelia poche idee essenziali, una specie di telegramma spirituale che completa le avvisaglie fatte alla stampa e anticipa quanto dirà sabato notte nella Veglia di Preghiera con i giovani a Guaratiba.

Le parole d’ordine sono state tre: speranza, sorpresa, gioia. Plasticamente Bergoglio ha voluto riferire la consapevolezza piena che la grande crisi contemporanea è, prima che economica, una perdita di fiducia religiosa e di sicurezza interiore. Le maggiori vittime sono, per l’appunto, i giovani, i quali, davanti a tante difficoltà che si presentano, rischiano di scoraggiarsi, credendo di non avere prospettive. A tale stato terribile di inquietudine, tuttavia, è possibile reagire. E la replica migliore è scoprire che perfino davanti alla morte vi è un Dio che salva. "È vero che oggi un po’ tutti, e anche i nostri giovani, sentono spesso un senso di solitudine e di vuoto che si fa strada nel cuore con ricerca di compensazioni e idoli passeggeri". La reazione efficace, la soluzione che affranca, viene, in definitiva, unicamente dalla riscoperta dei "valori immateriali che sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di una comunità".

Insomma, la ricetta di Papa Bergoglio è la tradizione, perché la memoria comune è l’unica vera identità personale, e solo dalla propria tradizione è possibile ricevere gli anticorpi giusti per infrangere la barriera della dissipazione e del pessimismo. Ciò richiede, nondimeno, che resti viva la disponibilità a farsi sorprendere da Dio, lasciando che l'acqua della vita sia trasformata in vino nuovo e saporito. Una grande speranza si nasconde nell’anima di ogni persona, e ogni persona può scoprire la fede accogliendo la propria storia e la propria autentica radice comune: un motore che riaccende l’ottimismo trasmettendo agli altri il contagio benefico.

Il messaggio del Papa, quindi, segue alla lettera la linea tracciata in questi primi mesi di pontificato, tanto spesso equivocata dalla nostra mentalità europea. Attenzione ai poveri, vicinanza alla gente semplice, senza barriere di classe: essere pienamente parte dei destini altrui. Ciò significa poter iniettare direttamente nelle coscienze la fede che s'incarna, portandola a una fusione quasi mistica con i sentimenti popolari, annullando ogni distinzione di potere e identificando la Chiesa con le diverse tradizioni. Una risposta di attesa, di dono, di letizia che la gente ha restituito a Francesco dal sagrato del Santuario; simile solo all’entusiasmo che sant’Ambrogio ricevette a Milano quando gridò al potente Imperatore Teodosio: "Tu sei nella Chiesa, non sopra la Chiesa".

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