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Arresti smentiti. Giallo alla Finanza

Negata la cattura di 7 funzionari dell’Agenzia delle Entrate giunta via email Secondo caso di false accuse in un mese. Si cerca il corvo negli uffici di Befera

Si riparla di un corvo all’Agenzia delle Entrate. Il caso si è sorto col piccolo giallo che si aperto ieri alla Guardia di finanza. In mattinata, dalla email del Comando provinciale è arrivata la notizia di sette funzionari dell’Agenzia delle Entrate della Capitale arrestati per estorsione e corruzione. Poi è stata smentita dagli investigatori, pasticcio per il quale la magistratura ha annunciato l’apertura di un’inchiesta. Insomma, tutto falso, o almeno così sembrerebbe. Ma che cosa è successo davvero? Si è trattato di un attacco hacker? Il messaggio è scritto ad arte, col linguaggio degli investigatori. Sono citati giudici che si occupano proprio di reati economici, dal gip Vilma Passamonti al procuratore aggiunto Nello Rossi. È stato qualche militare ad aver spifferato la notizia che successivamente il Comando si è affrettato a negare di aver mai diffuso? Per errore è partito il comunicato che era stato concordato e d’improvviso è capitato qualcosa che ha cambiato la scaletta, l’operazione è andata storta e si è dovuta fare una brusca retromarcia? Oppure è stato il colpo del corvo che già nel giugno scorso ha colpito alla Agenzia delle Entrate, tentando di screditare qualche superiore? I primi del mese è circolato un comunicato dove si diceva che c’era «un’indagine a carico del direttore centrale Luigi Magistro», numero due dell’Agenzia diretta da Attilio Befera, dove oggi, guarda caso, va il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. A far pensar ai veleni del corvo c’è anche un altro passaggio del testo: «Tale pratica aveva lo scopo di precostituire la base per maturare a fine anno gli incentivi di produzione dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate che così, oltre a precludere gli effettivi recuperi del gettito fiscale, cagionavano anche un considerevole danno all’erario dovuto all’aggravio dei premi stessi».

Comunque siano andate le cose, quello che è successo ha dell’incredibile. I fatti sono andati così. Poco prima delle 11 nelle redazioni delle agenzie di stampa arriva il comunicato di due pagine: «I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno arrestato 7 funzionari dell’Agenzia delle Entrate e sequestrato beni per un valore di 3 milioni di euro. Per tutti le accuse sono di estorsione, corruzione e concussione nello svolgimento degli accertamenti tributari con conseguente danno erariale». Il tempo di elaborare il testo e la notizia finisce in rete col titolo: «Agenzia delle Entrate. Arrestati 7 funzionari». La firmano Ansa, Agi, Adn, Dire, La Presse. Lo stesso testo arriva ai giornali, finisce sui siti Internet. La grafica è la stessa che la Finanza usa nei suoi comunicati. Sono identici i caratteri di titolo e testo e il nome degli ufficiali che hanno coordinato l’indagine. Differiscono solo in alcuni particolari. Nell’intestazione, il colore del rigo che solitamente è blu, nelle due pagine è verde. E i numeri di telefono fisso e fax indicati in una gabbietta disegnata in fondo ai fogli elettronici non corrispondono: quelli di pagina uno non sono uguali a pagina due. Chi ha scritto il testo ha usato due modelli diversi? Non si è accorto che non coincidevano e ha fatto copia e incolla? Oppure è tutto tremendamente più semplice e la svista è stata tutta dell’operatore della Finanza? Dal Comando la smentita è secca: «Quell’operazione non è in corso, non poteva uscire da noi per il semplice fatto non ce ne stiamo occupando». I militari non sposano neanche la tesi dell’attacco hacker. S’indaga sul corvo.

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