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L’attesa tra crisi di fede e povertà

La visita del Pontefice sarà una scossa per i cattolici di tutto il continente Dall’Argentina atteso il gruppo più numeroso con 40.000 partecipanti

La spiaggia di Copacabana è tranquillissima. C’è chi continua a giocare a beach volley mentre sullo sfondo si lavora per allestire il palco papale. Ma anche tutta Rio de Janeiro appare tranquilla. Le proteste che hanno colpito il Brasile durante la Confederation’s Cup sembrano un lontano ricordo. Eppure, in molti dal Brasile, sono rimasti spaventati dalle proteste. Alcuni hanno persino deciso di non partire alla volta di Rio de Janeiro, la città più colpita dalle manifestazioni. Ma forse ora si sono convinti. Man mano che l'aereo di Papa Francesco si avvicina, aumentano anche le iscrizioni alla Gmg. Alla fine della scorsa settimana erano 250.000. Ieri sera erano 330.000. Certo, è un numero ancora lontano dai 2 milioni di persone previste. Ma è anche vero che la Gmg è fatta così: il numero lieviterà all'improvviso.

L'attesa è comunque grande. Per la prima volta, c'è un Papa sudamericano. E il caso ha voluto che il primo viaggio internazionale di un Papa sudamericano fosse in Sudamerica. L'occasione, poi, è quella Giornata Mondiale della Gioventù che per diverso tempo fu gestita da un cardinale argentino, Eduardo Pironio, presidente del Pontificio Consiglio dei Laici.

Va da sé che gli argentini (brasiliani a parte) sono il gruppo più numeroso: arrivano in 40.000 e sono tutti emozionati. «Lo dico con orgoglio che sono della generazione di Papa Francesco» afferma Silvana, della diocesi di Mendoza. Mentre don Mariano Carizo, che accompagna i giovani, sottolinea che «c’erano già un sacco di motivazioni per venire prima dell'elezione di Francesco. Ma il carisma del Papa ha incoraggiato molti giovani in Argentina». Certo, la crisi economica unita al costo del viaggio ha scoraggiato molti giovani. Solo il 20% dei partecipanti proviene dall'Europa ma non è poi una percentuale così bassa.

L'attenzione è tutta sulla spiaggia di Copacabana, 4 chilometri di sabbia finissima centro della movida di Rio de Janeiro. Lì confluiranno ben tre dei cinque atti centrali della Giornata Mondiale della Gioventù: la Messa di apertura oggi, officiata da dom Orani Joao Tempesta, arcivescovo di Rio de Janeiro; l'accoglienza al Papa giovedì 25 e infine il tradizionale appuntamento della Via Crucis (anche questo alla presenza di Papa Francesco) venerdì 26. Poi ci si sposterà a Guaritiba, al Campus Fidei, per la veglia dei giovani.

È anche l'occasione per dare una scossa alla fede cattolica in Sudamerica. Se l'Argentina di Papa Francesco è ormai un Paese profondamente secolarizzato, oggetto di quella colonizzazione dell'essere umano stigmatizzata nell'ultimo rapporto sulla Dottrina Sociale nel Mondo dell'Osservatorio Van Thuan, in Brasile cresce la fede, ma quella fai-da-te, mentre moltissimi passano dalla pratica del cattolicesimo alla frequentazione delle chiese pentecostali, ricchissime e piene di appeal per quanti sono disperati.

E che la situazione in Brasile sia difficile è testimoniata dalle proteste dello scorso mese. C'è ovviamente molto di più dietro il pretesto, ovvero l'aumento del prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici. Presto le proteste sono andate a toccare anche la moralità dell'amministrazione brasiliana, puntando il dito contro la legge Pec37, che avrebbe spostato la competenza delle indagini sui politici alla polizia, togliendolo dai pubblici ministeri.

E dunque l'arrivo di Papa Francesco può rappresentare anche una piccola svolta di popolarità per il presidente Dilma Roussef, che ha visto improvvisamente calare il consenso sulla sua persona. E addirittura nel suo partito c'è chi pensa a un ritorno di Lula, che ancora gode di popolarità e di stima universale. Così, Dilma Roussef ha colto la palla (politica) al balzo: «Parlerò al Papa della povertà».

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