cerca

Sempre più italiani rinunciano a curarsi

Indagine del «Pit» che fotografa i troppi disservizi Oltre un anno di attesa per una mammografia

Sempre più italiani  rinunciano a curarsi

SANITA': PIU' 10 EURO A VISITA, OSPEDALI SI ORGANIZZANO

Tredici mesi per effettuare una mammografia, due mesi in più dell'anno precedente. È uno dei dati allarmanti rivelato il rapporto PiT salute del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, secondo cui l'attesa media per un esame diagnostico nel 2012 risulta in aumento, ad eccezione della Moc, per cui occorre comunque aspettare un anno) e l'ecocardiogramma (da 7 a 6 mesi). Lunghe attese anche per le visite specialistiche, che arrivano a 1 anno per urologia; una diminuzione si registra solo per le visite oculistiche (da 11 a 9,5 mesi) e ortopediche (da 7 a 5 mesi).

L'italiano che ieri si rassegnava alla necessità di pagare per sopperire a un servizio sanitario carente o intempestivo, oggi vi rinuncia. È l'allarme lanciato da Tribunale per i diritti del malato e Cittadinanzattiva, che hanno presentato il XVI Rapporto PiT Salute intitolato «Meno sanità per tutti, la riforma strisciante».

Dallo studio emerge che se negli anni scorsi gli errori medici rappresentavano il problema più sentito dalle persone, quest'anno la prima voce è l'accesso alle prestazioni sanitarie (con il 18,4% del totale delle 27.491 segnalazioni del 2012) e i costi a carico dei cittadini per accedere ad alcune prestazioni sanitarie (12% delle segnalazioni).

Nel 2012 è ancora un problema ottenere servizi di assistenza domiciliare; continuano ad avere disagi i cittadini che devono chiedere l’invalidità civile a causa soprattutto della lentezza dell’iter burocratico, mentre i malati rari segnalano in particolare il mancato riconoscimento dell’esenzione dal ticket sulla farmaceutica e sulla specialistica e diagnostica.

Tra le segnalazioni che hanno avuto per oggetto il maggio peso dei costi, al primo posto (25,7% dei casi) c’è l'accesso ai farmaci: in particolare, per quanto riguarda i farmaci in fascia A - sottolinea il Rapporto - i cittadini sono costretti a pagare una differenza di prezzo maggiore tra il generico e il griffato. I pazienti, in particolare quelli affetti da patologia cronica e rara, devono pagare di tasca propria farmaci in fascia C, arrivando a spendere in media all'anno 1127 euro, o parafarmaci (1297 euro), nonostante siano per loro indispensabili e insostituibili, e ne debbano fare uso per tutta la vita.

I costi per le prestazioni in intramoenia (24,4%) appaiono allo stesso modo eccessivi per i cittadini, costretti tuttavia a sostenerli per poter rispondere tempestivamente ai bisogni di cura che il servizio pubblico non e' in grado di soddisfare.

Il peso dei ticket sulla diagnostica e la specialistica (16,3%) è il terzo settore segnalato dai cittadini come eccessivamente gravoso dal punto di vista economico e sta diventando un vero e proprio ostacolo alle cure.

«Se poi in una famiglia è presente un invalido o un anziano - fa notare il Rapporto - c’è davvero di che preoccuparsi: strutture residenziali dai costi esorbitanti (7,6%), per le quali i cittadini arrivano a pagare in media all'anno 13.946 euro. Gli assegni di cura eliminati o inesistenti e l'insufficiente assistenza domiciliare costringono le famiglie a rivolgersi a badanti privati, determinando un aggravio di costi notevole che arriva in media a circa 8.488 euro annui. Per quanto riguarda l'assistenza protesica ed integrativa (6,9%), i cittadini sono costretti a pagare in media fino a 944 euro annui per avere prodotti di qualità o in quantita' accettabili».

«La fotografia che emerge evidenzia che il Servizio Sanitario Nazionale pubblico, universale, equo e solidale, così come lo abbiamo sempre conosciuto, oggi purtroppo è un lontano ricordo», ha commentato Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva e responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici.

«A chi dice che bisogna ripensare il concetto di universalismo (garantire tutto a tutti), rispondiamo che ciò è già stato realizzato nei fatti attraverso una riforma «non formalizzata», sulla quale ne' i cittadini, ne' gli operatori sanitari e tutti gli altri attori sono stati chiamati a dire la loro: praticamente una vera e propria riforma «strisciante», ha aggiunto Aceti.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500