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L’Enav e la fabbrica delle false fatture

L’ente appaltava lavori a una società che li subappaltava a un’altra, poi fatta fallire

L’Enav e la fabbrica delle false fatture

PERQUISIZIONI ALL'ENAV,INDAGATI VERTICI E MOGLIE GUARGUAGLINI

Appalti, subappalti e fallimenti pilotati. Il «filone» Finmeccanica-Enav continua a riservare sorprese. L’ente nazionale di assistenza al volo, assegnava le commesse a una società, che a sua volta le subappaltava a un’altra. Quest’ultima veniva «svuotata» dei fondi e spinta alla bancarotta nel settembre del 2012. E il denaro, a parte le tangenti pagate per ottenere i lavori, veniva intascato da chi aveva organizzato il complesso raggiro. Ammontare del «bottino»: 14 milioni di euro. Il meccanismo è stato scoperto dalla Guardia di finanza che, insieme con il Ros dei carabinieri, ha eseguito dieci ordinanze cautelari. Fra gli arrestati per il crac, il commercialista Marco Iannilli, 53 anni, ritenuto il «dominus» dell’operazione al quale «è da imputarsi la sistematica spoliazione delle attività patrimoniali» della «Arc trade Srl». Bancarotta, false fatturazioni, riciclaggio e trasferimento di beni sono i reati contestati, a seconda delle posizioni processuali.

L’Enav affidava le opere senza alcuna gara pubblica alla «Selex sistemi integrati Spa», del gruppo Finmeccanica. Questa li trasferiva in subappalto alla «Arc trade» e ad altre società, deputate a costituire, mediante sistemi di sovrafatturazione anche con società off-shore, i fondi neri necessari per remunerare vari soggetti in grado di influire sul processo di affidamento dei lavori stessi. Oltre a Iannilli, in manette sono finiti David Romano, formale amministratore della società, e tre parenti del commercialista, i cognati Maurizio Caracciolo e Nicola Gargiulo, e il cugino Roberto Caboni. I parenti di Iannilli, che per il gip Orlando Villoni era soprannominato «il sole», avrebbero concorso alle operazioni che hanno portato «deliberatamente al fallimento dell’Arc Trade attraverso un progressivo prosciugamento delle sue risorse finanziarie, impiegate per pagare false fatture emesse da società compiacenti per importi ingentissimi, circa 14 milioni di euro, tanto da determinarne uno stato di insolvenza e la conseguente bancarotta». Altre cinque persone, Gianluca Ius, Simone Pasquini, Cristian Palmas, Massimiliano Damiano e Sebastiano Giallongo, sono state arrestate per aver costituito società fittizie che hanno emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti dell’Arc Trade sempre allo scopo di svuotarne le casse.

Ci sono poi alcuni indagati «eccellenti», non raggiunti da misura cautelare: tra tutti, Lorenzo Cola, ex consulente esterno di Finmeccanica, e Tommaso Di Lernia, titolare della «Print Sistem». Indagato per bancarotta anche Alessandro Grassi, consulente del lavoro arrestato a febbraio per aver inscenato, fingendosi funzionario del fisco, un falso controllo fiscale proprio nei confronti della Print Sistem, inducendo Di Lernia a pagargli 750mila euro per ottenere un «ammorbidimento» delle verifiche che erano del tutto simulate. Indagata anche la moldava Natalia Vieru, che, d’accordo con Caracciolo, avrebbe costituito una società moldava utilizzata per riciclare circa due milioni di euro sottratti all’Arc Trade attraverso una falsa operazione commerciale.

L’Enav ha precisato la sua «assoluta estraneità alla vicenda, che coinvolge società e persone con le quali lo stesso Enav non ha più da tempo alcun rapporto». E l’ad Massimo Garbini ha sottolineato il suo disappunto nel «leggere il nome di Enav, un’eccellenza del sistema Paese, associato a notizie di cronaca giudiziaria che non riguardano più direttamente la società».

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