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«Mandate in fumo il nostro lavoro»

Protesta I rivenditori a Roma in piazza Montecitorio contro la nuova super tassa voluta dal Governo Meloni (Fratelli d’Italia): «Questa gente è la parte sana del Paese. Va sostenuta e non messa all’angolo»

«Mandate in fumo il nostro lavoro»

Manifestazione venditori sigarette elettroniche

«Vi siete fumati il cervello». È questo uno degli slogan più evidenti esposti, in piazza Montecitorio ieri mattina, dai rivenditori e produttori delle sigarette elettroniche, che hanno protestato contro la tassazione imposta dallo Stato. Quello che chiedono al Governo, i gestori dei tanti punti vendita di sigarette elettroniche, è di «non far evaporare i loro investimenti». Infatti, con la tassa del 58% sul venduto imposta dallo Stato il buisness delle e-cig subirebbe un danno notevole.

Umberto Roccatti Vice Presidente di Anafe (Associazione Nazionale Fumo Elettronico) è uno degli organizzatori del sit in, e non ha dubbi: «Siamo qui oggi per protestare contro una tassa ingiusta e spropositata, inserita paradossalmente all’interno di un decreto lavoro, che avrà il solo effetto di togliere lavoro a uno dei pochi settori in crescita nel nostro Paese, senza peraltro generare la copertura paventata. Chiediamo al Governo di aprire al più presto un tavolo di confronto sul tema per arrivare a una proposta seria, che tenga conto degli interessi di tutti, in primis di aziende serie che, come la nostra, contribuiscono al Made in Italy e creano non solo profitto, ma migliaia di posti di lavoro». In effetti, in Italia in poco più di un anno è nato un mondo di 3.000 imprese e 5.000 persone che hanno investito nella sigaretta elettronica. Un settore che nonostante la crisi è in forte crescita. Dopo circa un’ora dall’inizio della manifestazione, il leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni insieme a Guido Crosetto è uscita da Palazzo Montecitorio e ha incontrato il migliaio di manifestanti che sono arrivati da tutta Italia. Dopo un breve colloquio con gli organizzatori, la Meloni ha preso il megafono e si è rivolta ai presenti «Il vostro è un esempiopositivo. In un periodo di crisi economica avete avviato un proccesso virtuoso in totale controtendenza. Tra voi c’è gente che assume e da una speranza di lavoro a tanti italiani. Questo per lo Stato dovrebbe essere un valore. Non vuol dire che le cose non vadano normate, vuol dire però che le cose vanno normate con un pò di cervello». I due leader di Fratelli d’italia hanno quindi espresso la loro solidarietà agli operatori del settore, rimarcando la piena disponibilità a raccogliere le loro istanze e a portarle in parlamento.

Durante la manifestazione, si è fatto vivo anche il neosindaco Marino. Il primo cittadino era diretto in bicicletta al teatro Capranichetta per ascoltare un discorso di Goffredo Bettini. Quando si è accorto dei manifestanti ha girato il manubrio e si è diretto verso gli striscioni dei protestanti dove si è fermato a parlare per qualche minuto. «I manifestanti- ha spiegato- sono preoccupati che la normativa possa arrivare a dire che le sigarette elettroniche debbano essere vendute solo in farmacia vanificando i loro investimenti. Il dibattito su come regolamentare le sigarette elettroniche è planetario e gli orientamenti cambiano di Paese in Paese. Il punto centrale è capire se questi prodotti, che non eliminano il danno ma lo riducono, debbano essere favoriti o sfavoriti. Nei prossimi giorni- ha concluso il sindaco- visto che questo è un argomento di cui mi sono molto occupato, presenteremo un documento con l’associazione «I think» che dice le cose che ho appena dichiarato». Ma non è solo storia di politica, come testimoniano due giovani imprenditori di Torino, Liliana e Marco, che sono passati dal sogno all’incubo. Infatti con l’introduzione di questa tassa si potrebbero trovare a breve disoccupati. Insieme a tanti loro colleghi. L’introduzione della tassa al 58% su dispositivi e ricambi delle e-cig, a detta dei produttori e rivenditori del settore, oggi in piazza a Roma, sta infatti «mettendo in ginocchio l’intero settore».

E i primi a lasciarci le penne potrebbero essere proprio loro, Liliana e Marco: «L’anno scorso - racconta Liliana, 25 anni ,ho aperto con mille sacrifici, facendo anche debiti che pensavo di poter risanare in poco tempo, un negozio di sigarette elettroniche. Adesso, se il nuovo regime di tassazione sarà approvato, rischio di chiudere bottega e tornare disoccupata. Con un peso di qualche migliaio di euro di debiti sulle spalle. Il Governo vuole ingiustamente toglierci il lavoro. Prima dicono di voler dare occupazione ai giovani e poi la tolgono». Preoccupato anche Marco di Torino: «Io ho aperto circa due anni fa. Inizialmente è stato un grande business, che mi ha consentito di aprire ben 10 punti vendita in tutta Italia, dando lavoro a 20 ragazzi. Ma il Governo mi sta facendo perdere la voglia di lavorare». A questo punto resta l’attesa per un incontro tra la categoria e il Governo, nella speranza di una soluzione condivisa.

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