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«Tutti responsabili per i migranti morti»

Il Papa sferza le coscienze indifferenti «Il benessere anestesia del cuore»

«Tutti responsabili per i migranti morti»

Papa Francesco a Lampedusa

«Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta». Papa Francesco dice Messa nella Lampedusa che definisce «faro acceso per la Chiesa intera, per l’Italia e per l’Europa». Prima, era andato, in barca,a deporre una corona di fiori bianca e gialla in mare, lì dove almeno 20 mila migranti dal 1988 ad oggi hanno perso la vita nel cercarne una migliore, pianti da nessuno. Sono il frutto della «globalizzazione dell’indifferenza».

Una volta che ha saputo dell'ultima tragedia, Papa Francesco ha deciso di partire. Raccontano che addirittura voleva partire subito, già il sabato precedente all’annuncio del viaggio di ieri. Gli hanno detto che si poteva fare presto, ma non subito. Perché è comunque un Papa a partire, e ci sono dei protocolli da rispettare. Ma l’idea gli ronzava in testa da tempo. Forse addirittura da aprile, quando il parroco di Lampedusa don Nastasi aveva inviato al neo-eletto Papa un invito ad andare sull'isola attraverso la Fondazione Migrantes. Poi, il 27 maggio, il vescovo di Agrigento Francesco Montenegro, in occasione della visita ad limina gli aveva donato una croce pettorale costruita artigianalmente dal falegname lampedusano Franco Tuccio utilizzando il legno delle barche dei migranti approdate nell'isola siciliana. Tutti input che hanno portato il Papa a indignarsi, quando ha sentito nei telegiornali, ha letto sulle riviste, dell'ennesima tragedia del mare.

«Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali», dice Papa Francesco all'inizio della sua omelia. Porta il pastorale e il calice costruiti dallo stesso Tuccio con il legno di un barcone, e indossa i paramenti viola, perché è una messa di penitenza. Non ci sono autorità. Ma forse è la presenza stessa del Pontefice a rappresentare uno schiaffo alle politiche di immigrazione (al termine dell’omelia, il Papa chiede perdono «per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi»), alleviando il peso dell’accoglienza che l’Italia sente tutto sopra di sé. Perché a Lampedusa gli immigrati vengono accolti, e non succede così nelle altre coste del Mediterraneo, dove a volte si spara persino a vista sui barconi. Papa Francesco riceve l'abbraccio della gente, dei 50 immigrati del Centro di Accoglienza che lo incontrano. Papa Francesco chiede sia letta una loro lettera. «Siamo qui - dicono -perché siamo fuggiti dai nostri paesi per ragioni politiche o economiche. Per arrivare qua abbiamo superato molti ostacoli tra cui quello dei trafficanti di persone. Abbiamo sofferto tantissimo e vogliamo il suo aiuto Santo Padre».

Nella mattinata, ne erano arrivati altri 165. «Davvero qui verrà il Papa? Non lo sapevamo. Anche se sono musulmano, sono contento», ha detto uno dei nuovi rifugiati. Papa Francesco dice parole che sono un esame di coscienza per tutti, citando la Bibbia e Lope de Vega. «"Dov’è tuo fratello?", "Chi ha ucciso il governatore?". Anche oggi - afferma il Papa - questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c'entro, saranno altri, non certo io». Papa Francesco ringrazia la gente di Lampedusa, «una piccola realtà che offre un esempio di solidarietà!»; saluta i musulmani (lo sono quasi tutti gli immigrati) «che stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie». Poi commenta le letture della messa. L'uomo dopo il peccato è disorientato, perché «il sogno di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a versare il sangue del fratello!». Lo è anche oggi, e «quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito». Ammonisce il Papa: «Oggi nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna». E ancora: «La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l'illusione del futile, del provvisorio, che porta all'indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell'altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!»

Francesco chiede: «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del "patire con": la globalizzazione dell’indifferenza!». Per questo, il Papa chiede «perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all'anestesia del cuore». Una preghiera davanti all'immagine di Maria Stella del Mare, l’incontro in parrocchia con i volontari. E poi, di nuovo in viaggio verso Roma. Con il suo primo viaggio ai confini del mondo, Papa Francesco si è preso l'impegno di scuotere il mondo dall’indifferenza.

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