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Le carrette del mare non si fermano In un giorno arrivati 165 disperati

Gaetano Mineo Una giornata storica, per Lampedusa, segnata tuttavia dall'ennesimo sbarco di immigrati. Sono le 7.45, manca poco più di un'ora all'arrivo di Papa Francesco e al Molo Favarolo...

Una giornata storica, per Lampedusa, segnata tuttavia dall'ennesimo sbarco di immigrati. Sono le 7.45, manca poco più di un'ora all'arrivo di Papa Francesco e al Molo Favarolo ormeggiano due motovedette (una della Capitaneria di porto e l'altra della Guardia di finanza) con a bordo 165 immigrati (4 donne) tutti del Mali. Nello stesso molo, due ore dopo, il Santo Padre incontrerà un gruppo di cinquanta profughi, tra cui 14 cristiani e tutti gli altri musulmani.

A dare l'allarme dei barconi in mare, poco dopo la mezzanotte, era stato un sedicente cittadino libico che aveva telefonato alla Capitaneria di porto di Palermo, spiegando che alcuni suoi amici sarebbero partiti tre giorni fa dalla Libia e che ora si trovavano in difficoltà nel viaggio verso le coste siciliane. Mentre i profughi, provati dopo due giorni di navigazione, vengono assistiti e le maestranze danno gli ultimi ritocchi, all'aeroporto dell'isola delle Pelagie atterra un Falcon con a bordo il Papa e i suoi più stretti collaboratori. Nessun politico ad attenderlo. Ci sono soltanto il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, l'arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, e il parroco di Lampedusa, don Stefano Nastasi. Rispettata la volontà del Santo Padre. Bandito il solito cerimoniale. Niente auto blindate, niente sirene. Neanche il servizio d'ordine da nell'occhio. Dallo scalo aereo, Papa Francesco, viene accompagnato a bordo di una malridotta Golf a Cala Pisana, dove si imbarca su una motovedetta della Capitaneria di porto. Dopo un breve viaggio, il natante si ferma, consentendo al Papa di lanciare in mare una corona di crisantemi bianchi e gialli in suffragio dei morti. Intanto, oltre diecimila persone lo attendono al campo sportivo, che per più di tre giorni è stato un cantiere a cielo aperto per l'allestimento del palco, dove è stato collocato un altare fatto dal legno di vecchi barconi che in passato hanno accolto centinaia e centinaia di clandestini, di cui molti inghiottiti dal Canale di Sicilia. Allo stadio, Papa Francesco, arriva a bordo di una «campagnola» bianca. Un vero e proprio bagno di folla. Il sole picchia duro. Il termometro segna oltre trenta gradi. Tanti lampedusani, ma anche tantissimi turisti, tutti con macchina fotografica e telefonino tra le mani pronti a immortalare l'evento. Al campo sportivo il Santo Padre fa un giro sulla «papamobile» per salutare i fedeli. Sono già le 10.30, quando Papa Bergoglio inizia l'omelia.

Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini è emozionata: «Quando l'ho visto, l'ho ringraziato per essere venuto - racconta- e lui mi ha risposto "Sono io che ringrazio voi per quello che fate"». Il Pontefice, rivela ancora il primo cittadino, aggiunge: «Dovevo venire per forza a Lampedusa, ci sono ventimila morti sotto il mare e non si può fare finta di niente». Sono le 13.15, il Papa si avvia in auto verso l'aeroporto dove, a bordo dello stesso Falcon, ritorna a Roma. In meno di due ore, le transenne saranno rimosse, il palco sarà smontato. Lampedusa, ritorna alla «normalità». E mentre il sole continua a picchiare, i clandestini tentano di rigenerarsi nel centro di accoglienza.

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