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Enciclica: Francesco esalta il prezioso lavoro di Papa Benedetto

Enciclica: Francesco esalta il prezioso lavoro di Papa Benedetto

Papa Francesco con Papa Benedetto

Quattro capitoli, oltre all’introduzione e alla conclusione dedicata alla
Madonna “icona perfetta della fede”, il riconoscimento del “prezioso lavoro”
svolto da Benedetto XVI, che “aveva già quasi completato una prima stesura
dell’enciclica sulla fede”, la firma nella solennità dei santi Pietro e Paolo,
il 29 giugno scorso. E’ la “Lumen Fidei”, prima enciclica di Papa Francesco,
pubblicata in tempi record, a meno di quattro mesi dall’elezione del nuovo
Pontefice. Una lettera che spiega la necessità di “recuperare il carattere di
luce proprio della fede” ma affronta anche le dimensioni pratiche che la vita
di fede ha per la i singoli e per la società. Il Papa sottolinea innanzitutto
che la fede “è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di
fidarsi e affidarsi a Lui per vedere il luminoso cammino dell’incontro fra Dio
e gli uomini, la storia della salvezza”. Francesco ribadisce fin dall’
introduzione che nell’epoca moderna la fede è vista come un’illusione, un
“salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo mentre al contrario “chi
crede, vede” perché la luce della fede è capace di illuminare tutta l’esistenza
dell’uomo.

Al centro della fede ovviamente c’è Cristo: il Papa spiega che come nella vita
ci affidiamo a persone che conoscono le cose meglio di noi – l’architetto, il
farmacista, l’avvocato – così per la fede necessitiamo di qualcuno che sia
affidabile ed esperto nelle cose di Dio e Gesù è colui che ci spiega Dio. La
fede, inoltre, si confessa all’interno della Chiesa: per questo, sottolinea
ancora il Pontefice, “non è un fatto privato, una concezione individualistica,
un’opinione soggettiva”. Qui si innesta il ragionamento sul legame profondo
tra fede e verità. Francesco afferma che la fede senza verità “resta una bella
fiaba” e alla luce della “crisi di verità in cui viviamo” è necessario
richiamare questo legame, perché l’uomo di oggi tende ad accettare solo verità
parziali: quella della tecnologia piuttosto che quella valida per un singolo
individuo ma non per la collettività. Questo legame favorisce poi il dialogo
tra fede e ragione: “la fede – scrive il Papa – non è intransigente, il
credente non è arrogante”. La conseguenza diretta è un’apertura al dialogo in
ogni campo: nel confronto interreligioso, nel dialogo con i non credenti, nella
scienza. Il Papa affronta poi l’importanza dell’evangelizzazione e della
trasmissione della fede. Mezzo privilegiato per questa missione restano i
sacramenti, a cominciare, ovviamente, dal battesimo e dall’Eucarestia,
“nutrimento prezioso della fede”. Ma anche la preghiera, e il Decalogo, che
riprendendo una felice espressione di Benedetto XVI, il Pontefice intende “non
come un insieme di precetti negativi” ma come “indicazioni concrete” per
entrare in dialogo con Dio.
L’ultima parte dell’enciclica si potrebbe definire “sociale” perché la fede
illumina tutti gli ambiti del vivere umano: dalla famiglia fondata sul
matrimonio alle speranze dei giovani (“la fede non è un rifugio per gente senza
coraggio ma la dilatazione della vita”); dai rapporti sociali, perché la fede
non si limita a creare una “mera uguaglianza” tra gli uomini ma rende tutti gli
uomini figli di Dio, con una dignità infinita, al rispetto della natura , fino
alla sofferenza e alla morte: “il cristiano sa che la sofferenza non può essere
eliminata ma può ricevere un senso” alla luce dell’abbandono in Dio: all’uomo
che soffre “Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto ma offre la sua
presenza che apre un varco di luce nelle tenebre”. Quando la fede viene meno, è
l’ammonimento del Papa, “c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere
vengano meno”. La fede luce che illumina. Per questo Francesco rilancia l’
invito, questa volta non rivolto solo ai giovani, a “non farci rubare la
speranza”.
 

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