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A Lampedusa un altro barcone carico di disperati

I dati sugli sbarchi di migranti nei primi sei mesi di quest’anno dimostrano che ci troviamo di fronte a una nuova emergenza, anche se il ministro Alfano afferma il contrario. Un flusso continuo di...

A Lampedusa un altro barcone carico di disperati

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I dati sugli sbarchi di migranti nei primi sei mesi di quest’anno dimostrano che ci troviamo di fronte a una nuova emergenza, anche se il ministro Alfano afferma il contrario. Un flusso continuo di disperati che cercano un barlume di speranza e spesso trovano la morte. Dopo quella di martedì, anche ieri la Marina ha effettuato un’altra operazione di soccorso al largo di Lampedusa. Un barcone con 80 migranti è stato avvistato da un peschereccio tunisino 80 miglia a sud est dell’isola. Secondo una prima segnalazione a bordo ci sarebbero state alcune vittime ma per fortuna quando la nave Cigala Fulgosi della Marina Militare ha raggiunto il barcone, è stato constatato che non c’erano morti. Come spesso accade, le condizioni della «bagnarola» su cui viaggiavano i migranti erano pessime, per cui gli occupanti, tra cui un bambino e dieci donne (quattro incinte), sono stati fatti salire a bordo della nave italiana e portati a Lampedusa. Diventano così oltre 300 gli immigrati sbarcati in poche ore sull’isola che lunedì sarà visitata dal Papa.

Ma se Lampedusa è l’avamposto, «il check point Charlie del terzo millennio tra Nord e Sud del mondo» (parole di Alfano), il dramma dell’immigrazione non è certo limitato alla Sicilia. L’altra notte, intorno alle 2, un curdo di 26 anni è morto nel corso di una rissa avvenuta nel Centro accoglienza richiedenti asilo di Bari-Palese tra giovani del Kurdistan da una parte e immigrati del Pakistan e dell'Afghanistan dall'altra. Il giovane presenta delle ferite da arma da taglio ma non è certo che sia stata quella la causa del decesso: potrebbe essere stato soffocato o percosso a morte. Altri tre ragazzi curdi sono rimasti leggermente feriti. Non si conoscono i motivi dello scontro.

Fatti che vanno visti sotto una luce nuova proprio per la decisione di Papa Francesco. «La decisione del Papa di venire nel Mediterraneo impone a tutti di affrontare il dramma delle migrazioni, che non può e non deve essere un problema solo italiano, nell'ottica dell'accoglienza e della solidarietà» ha detto il vescovo di Mazara mons. Mogavero. E sulle colonne dell’Osservatore Romano esce oggi il commento del card. Antonio M. Vegliò, presidente del Pontificio consiglio per i migranti: la visita del Papa è un «nuovo inizio per tutti noi», un «segno forte per richiamare l'attenzione di tutti e certamente per rendere noto che la buona novella di Gesù è rivolta a ogni vita e per ogni situazione. Proprio come il Papa stesso aveva detto: Non dimenticate la carne di Cristo che è nella carne dei rifugiati: la loro carne è la carne di Cristo. Ci si deve interrogare - conclude il porporato - sui comportamenti dei governi, specialmente in relazione alle condizioni e ai luoghi all'interno dei Paesi riservati a queste persone sfollate».

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