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Il Papa Buono e il Papa polacco diventeranno santi insieme

Andrea Acali a.acali@iltempo.it Il Papa Buono e il Papa polacco. Due predecessori ai quali spesso è stato accostato Francesco, per lo stile e i gesti compiuti in questi primi mesi di pontificato....

Il Papa Buono e il Papa polacco diventeranno santi insieme

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Il Papa Buono e il Papa polacco. Due predecessori ai quali spesso è stato accostato Francesco, per lo stile e i gesti compiuti in questi primi mesi di pontificato. Ora Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II potrebbero essere proclamati santi insieme. Elevati agli onori degli altari, esempi da seguire per la Chiesa universale, modelli per tutti i cattolici e non solo. In un momento storico in cui la Chiesa, sotto la guida prima di Benedetto XVI e poi di Francesco, ha imboccato con decisione la strada di una radicale pulizia, dopo le ripetute richieste di perdono di Giovanni Paolo II, non è una semplice coincidenza la proposta al mondo intero di due campioni di santità. Quella, la santità, deve essere l’ambizione dei singoli fedeli e dell’istituzione, la «misura alta della vita cristiana» rilanciata proprio da Giovanni Paolo II nella lettera apostolica «Novo Millennio ineunte».

La canonizzazione del Papa «venuto da un Paese lontano» era attesa da tempo. L’eco del grido «Santo subito» non si è mai spenta, dai funerali dell’8 aprile 2005 alla beatificazione del 1. maggio 2011, a cui parteciparono due milioni di persone. E quella stessa sera sarebbe avvenuto il nuovo miracolo necessario a proclamare la santità di Giovanni Paolo II. I dettagli non sono ancora noti ma secondo le indiscrezioni trapelate, una donna, sembra del Costa Rica, colpita da una grave lesione cerebrale, lo pregò e fu guarita. Non solo: proprio grazie all'intercessione del nuovo beato l'intera famiglia della donna avrebbe ritrovato la fede. Una sorta di secondo miracolo, una guarigione dell’anima, che era quello che stava più a cuore a Giovanni Paolo II.

Ma se per Giovanni Paolo II la notizia era nell’aria, è più sorprendente la canonizzazione di Giovanni XXIII, proclamato beato proprio da Wojtyla nel settembre 2000, in pieno Giubileo. In quell’occasione il miracolo riconosciuto per intercessione del Papa Buono, morto il 3 giugno di 50 anni fa, fu la guarigione di una suora, Caterina Capitani, avvenuta nel 1966. Ieri la riunione ordinaria di cardinali e vescovi della Congregazione per le cause dei santi ha esaminato entrambe le «pratiche». Ora sarà il prefetto card. Angelo Amato a sottoporre la decisione al Papa che firmerà il decreto e poi convocherà il concistoro per fissare la data della canonizzazione. Per Giovanni Paolo II era circolata con insistenza la possibilità di tenere la cerimonia a ottobre, in particolare il 20, due giorni prima della festa liturgica, che cade il 22 ottobre, data di inizio del lungo pontificato. Ma i tempi per organizzare un evento che richiamerà a Roma milioni di persone sembrano troppo stretti. Un’altra data possibile è il 24 novembre, giorno di chiusura dell’Anno della Fede. A rafforzare questa ipotesi, nel caso ormai dato per scontato della duplice canonizzazione, c’è il fatto che l’Anno della Fede è stato indetto a 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II voluto da Giovanni XXIII. La terza data ventilata per la canonizzazione di Wojtyla, spostandola al 2014, era stata il 27 aprile, festa della Divina misericordia, istituita da Giovanni Paolo II nel 2000 (e il Papa polacco morì proprio ai vespri di quella festa). Ora circola con insistenza la possibilità che Francesco presieda la canonizzazione di entrambi l’8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione.

Intanto cresce l’attesa per il primo viaggio del Pontefice argentino fuori Roma. «Ci prepariamo a questo evento straordinario con semplicità. Il Papa ha chiesto qualcosa di sobrio, vuole il contatto con la gente ed incontrare una delegazione di migranti. Noi non faremo nulla di particolare, ma una celebrazione normale» ha detto don Stefano Nastasi, parroco di Lampedusa, che non sta nella pelle per la gioia. «Subito dopo la sua elezione - racconta - gli avevo inviato una semplice lettera di augurio, in cui gli raccontavo la quotidianità vissuta dalla nostra isola e lo invitavo a venire nel cuore del Mediterraneo, laddove confluisce parecchio dolore e riparte la speranza. Pensavo che essendo figlio di migranti, meglio di chiunque altro potesse comprendere il dramma che anima il cuore di questa gente». Don Nastasi non si aspettava una risposta così immediata. Ma il Papa ha colto in pieno il senso di questo invito e l’urgenza di risvegliare l’attenzione del mondo. Lo conferma l’ultimo salvataggio, avvenuto ieri pomeriggio. Un elicottero della nave Cigala Fulgosi della Marina militare ha avvistato, cinquanta miglia a sud di Lampedusa, un natante con duecento migranti. La nave, a supporto della quale si è aggiunta una motovedetta della Guardia costiera di Lampedusa, ha soccorso i i migranti, tra cui ci sono 14 donne - una incinta di otto mesi - 4 bambini e un uomo con le stampelle.

Intanto ieri mattina Francesco, nell’omelia a S. Marta, ha citato un proverbio: «Soldato che fugge, serve per un'altra guerra». Un’esortazione a «fuggire per andare avanti nella strada di Gesù» perché «in alcune tentazioni, l'unica soluzione è fuggire e non avere vergogna di fuggire: riconoscere che siamo deboli e che dobbiamo fuggire, non guardando indietro ma guardando avanti».

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