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Terremoto allo Ior. Si dimettono direttore e vice

Al giudice monsignor Scarano sui 20 milioni dalla Svizzera: «Mi sono prestato per un amico»

Un altro sisma allo Ior. Si sono dimessi direttore e vice, Paolo Cipriani e Marco Tulli. «Il Consiglio di sovrintendenza e la Commissione dei Cardinali - si legge nella nota della sala stampa vaticana - hanno accettato le loro dimissioni e hanno chiesto al presidente Ernst von Freyberg di assumere ad interim le funzioni di direttore generale con effetto immediato. L’Autorità di Informazione Finanziaria». Von Freyberg «sarà coadiuvato da Rolando Marranci in qualità di vicedirettore e da Antonio Montaresi nella nuova posizione di Chief Risk Officer, con la responsabilità di compliance e progetti speciali. Sin qui lo stile vaticano. Ma qual è il vero motivo del colpo di scena? Sullo sfondo ci sono i 23 milioni sequestrati dalla Procura di Roma all’Istituto opere religiose, ritenuti oggetto di una movimentazione caratterizzata da omissioni punite dalle norme antiriciclaggio. Vicenda per la quale sono indagati Paolo Cipriani e l’ex presidente Ettore Gotti Tedeschi. Nella consuetudine le dimissioni sono una mossa che alleggerisce la propria posizione e al tempo stesso l’amministrazione che si lascia, la quale così prende le distanze da probabili imbarazzanti conseguenze. È prassi ma non è scritta. Quindi non si può giungere ad avventate conclusioni. Si vedrà. Nel procedimento penale che ha portato al sequestro milionario, in particolare sono due i casi esaminati dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Stefano Rocco Fava. Riguardano assegni per 300 mila euro incassati su un conto dello Ior presso un’agenzia Unicredit (novembre 2008) e un prelievo di 600 mila euro fatto da un conto aperto in Intesa San Paolo (ottobre 2008). Quanto alla prima vicenda, gli inquirenti avrebbero accertato che il titolare del conto sarebbe un religioso, ma a negoziare gli assegni, i cui fondi provengono da San Marino, è un prestanome fittizio, Maria Rossi, risultata inesistente. Per quanto riguarda il prelievo di 600 mila euro dal conto aperto in Intesa San Paolo non sarebbero state rispettate le indicazioni di natura e scopi dell’operazione previste dalla normativa antiriciclaggio. Il procuratore Rossi e suoi pm hanno sono anche i magistrati che hanno chiesto e ottenuto gli arresti nei giorni scorsi di monsignore Nunzio Scarano, ex dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), la spia Giovanni Zito e il broker Giovanni Carenzio, per il tentativo di far rientrare dalla Svizzera 20 milioni degli armatori D’Amico, di Salerno. Ieri il prelato è stato interrogato in carcere dal Gip. Si è difeso. Ha detto che ha fatto un favore ai D’Amico. Gli armatori ripetono che sono «estranei ai fatti».

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