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Il Papa mette in guardia dalla «logica del potere»

Andrea Acali a.acali@iltempo.it C’era anche mons. Mario Aurelio Poli, il suo successore alla guida della diocesi di Buenos Aires, tra i 34 arcivescovi metropoliti ai quali Papa Francesco ha imposto...

Il Papa mette in guardia dalla «logica del potere»

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C’era anche mons. Mario Aurelio Poli, il suo successore alla guida della diocesi di Buenos Aires, tra i 34 arcivescovi metropoliti ai quali Papa Francesco ha imposto ieri il pallio (all’arcivescovo vietnamita di Huê sarà consegnato nella sua Sede Metropolitana). Una cerimonia semplice e suggestiva, che si rinnova nella solennità dei patroni di Roma, Pietro e Paolo. Il pallio simboleggia il profondo legame con la Sede apostolica e la necessità di portare sulle spalle il gregge affidato ai pastori. Confermare nella fede, nell’amore, nell’unità: queste le tre idee intorno alle quali si è sviluppata l’omelia del Pontefice.

«Il ruolo, il servizio ecclesiale di Pietro ha il suo fondamento nella confessione di fede in Gesù, il Figlio del Dio vivente, resa possibile da una grazia donata dall’alto - ha spiegato Francesco - Quando lasciamo prevalere i nostri pensieri, i nostri sentimenti, la logica del potere umano e non ci lasciamo istruire e guidare dalla fede, da Dio, diventiamo pietra d’inciampo» ha poi ammonito. Riferendosi poi al commovente testamento di San Paolo nella seconda lettera a Timoteo, alla vigilia del suo martirio, il Papa ha ricordato che «il Vescovo di Roma è chiamato a vivere e confermare in questo amore verso Cristo e verso tutti senza distinzioni, limiti e barriere. E non solo il Vescovo di Roma. Tutti voi, nuovi Arcivescovi e Vescovi, avete lo stesso compito: lasciarsi consumare per il Vangelo, farsi tutto a tutti. Il compito di non risparmiarsi». Infine, parlando dell’unità, Francesco ha sottolineato il ruolo del «Sinodo dei vescovi in armonia con il primato» petrino, richiamando gli insegnamenti conciliari: «Dobbiamo andare per questa strada della sinodalità, crescere in armonia con il servizio del primato. Nella Chiesa la varietà, che è una grande ricchezza, si fonde sempre nell’armonia dell’unità».

Tre dei nuovi metropoliti sono italiani: Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia; Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia e Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila.

Al rito, come da tradizione, era presente una delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, guidata dal Metropolita di Pergamo Ioannis.

All’Angelus il Papa ha rinnovato il suo saluto alla Chiesa ortodossa e ha invitato la piazza a pregare per il patriarca Bartolomeo. Ha anche ricordato il martirio di Pietro e Paolo: «Per questo la Chiesa di Roma è diventata, subito, spontaneamente, il punto di riferimento per tutte le Chiese sparse nel mondo. Non per il potere dell’Impero, ma per la forza del martirio, della testimonianza resa a Cristo! In fondo, è sempre e soltanto l’amore di Cristo che genera la fede e che manda avanti la Chiesa».

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